Bilancio logopedico e autismo… da dove cominciare?

di Benedetta Marasco http://www.illustrabene.com

Interrogando alcuni colleghi che non si sono mai occupati di Autismo su quale sia la loro maggior preoccupazione a riguardo, oltre al timore di non saper gestire questi bambini, essi mettono sul piatto il fatto di non saper proprio da dove partire. “Qual è il primo aspetto da valutare?”, “ Da dove devo partire con il trattamento?”: sono domande che frequentemente ci vengono poste. Sicuramente il primo passo è un’attenta valutazione della comprensione verbale. La maggior parte (se non tutti) i soggetti con disturbo dello spettro autistico, infatti, presentano un deficit sul versante recettivo del linguaggio, spesso mascherato dall’azione facilitante del contesto e da diverse e sorprendenti strategie messe in atto da questi bambini. Chi li conosce e li osserva nella loro quotidianità, spesso riferisce che “capiscono tutto”. I genitori raccontano di come il figlio sia in grado di eseguire degli ordini verbali come “Vai a prendere il tuo zaino” e “Metti le scarpe”, senza pensare che può trattarsi di comandi dati in contesti specifici, magari routinari, e quasi sempre accompagnati da forme non verbali di comunicazione, come i gesti. Magari il bambino comprende la parola “zaino” e leggendo il contesto (la mamma è sulla porta, pronta ad uscire come tutte le mattine e indica in direzione dello zaino) riesce a rispondere adeguatamente.

Detto questo rimane la domanda più importante: come valutare la comprensione verbale in questi bambini? Difficilmente è possibile farlo con test standardizzati che spesso vengono rimandati, fino al momento in cui il bambino si dimostra in grado di lavorare a tavolino per tempi piuttosto lunghi e diventa abile nell’indicazione. Nel frattempo è bene prevedere una valutazione informale della comprensione, non meno dignitosa: con i più piccoli attraverso una serie di prove e osservazioni; con i più grandicelli, mediante attività strutturate, adeguate alle abilità e ai gusti del bambino, da presentare dopo una rapida verifica o un breve training sull’ indicazione. Affronteremo nel dettaglio queste modalità di valutazione nei prossimi post dedicati alla comprensione verbale.

Farci un’idea di quanto realmente comprenda un bambino con disturbo dello spettro autistico ci dà la possibilità di: fornire indicazioni per lui comprensibili; utilizzare strumenti di comunicazione non-verbale adeguati a lui; rendere immediatamente comprensibili le nostre richieste. Tutto questo aiuta i nostri bambini a stare meglio. D’altronde come vi sentireste in un paese straniero, nel quale si parla una lingua a voi sconosciuta???? Qualche comportamento problematico emergerebbe anche nei più equilibrati di noi!!!!

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