L’AUTISMO AL CINEMA NON E’ SOLO RAINMAN

Grazie alla cortesia di alcune colleghe educatrici, abbiamo avuto modo di vedere il film “Temple Grandin – Una donna straordinaria”. Si tratta di un lungometraggio del 2010, basato su due libri della Grandin, “Emergence” – scritto a quattro mani con Margaret Scariano – e “Pensare in immagini” disponibile in italiano per i tipi di Erickson.
Il nome di Temple Grandin ha iniziato a farsi conoscere in Italia quando Oliver Sacks, il celebre neurologo divulgatore, ne ha parlato nel suo libro “Un antropologo su Marte”, al quale sono seguiti diversi titoli della Grandin fra i quali i due da cui è tratto il film. In questa biografia cinematografica si racconta degli anni della gioventù di Temple fino alla sua affermazione come progettista di impianti per la gestione del bestiame: la storia, molto americana, di una self-made woman che supera tutti gli ostacoli e si afferma nella vita. Per gli appassionati cinefili, c’è sia la voce di Wickipedia che il trailere su YouTube.
Gli sceneggiatori hanno tentato di illustrare – e il termine non è scelto a caso – la visione del mondo e delle cose di una persona autistica. Tuttavia si tratta di una visione parziale, non solo perché nella traduzione cinematografica il dettaglio delle informazioni autobiografiche va in parte perduto, ma anche perché, sebbene ci abbia offerto moltissimi spunti di conoscenza sul disturbo artistico, l’esperienza di Temple Grandin è molto particolare. La Grandin ha avuto e ha il grande merito di parlarci di autismo dal di dentro, permettendoci di sbirciare dal buco della serratura della sua esperienza l’universo di una persona autistica, ma la sua storia non può essere considerata esemplare di una vita con autismo.

Poche persone autistiche hanno il livello cognitivo della Grandin, non tutte dispongono di un linguaggio così evoluto, solo poche sono in condizione di assecondare i propri interessi così come è successo a lei con la zoofilia, non tutte hanno la sua determinazione e forza di carattere.
L’altro famosissimo personaggio autistico del cinema, il Raymond di Dustin Hoffman in Rainman, rende bene l’idea di come possa essere diversa l’espressione di una sindrome che va sotto lo stesso nome. Ciò è molto evidente per noi che incontriamo quotidianamente bambini con disturbi dello spettro autistico, molto meno per chi di autismo ha solo sentito parlare.
In conclusione, non è realistico pensare che con una sola opera (libro, film, diario, documentario) si possa rendere la complessità del disturbo: la soluzione migliore per far conoscere e far capire la condizione della persone autistiche è moltiplicare le testimonianze. E in questo senso, c’è ancora molto da fare, soprattutto in Italia dove nemmeno la diaristica è sufficientemente esplorata. Tra l’altro non sembra sia in programma una distribuzione in Italia del film, che resterà quindi una visione riservata a pochi fortunati.
Per non concludere con una nota negativa, un consiglio di lettura: Hilde de Clercq – L’autismo da dentro – Erickson. L’autrice, oltre ad essere madre di un ragazzo autistico, è direttrice del Centro di Formazione per l’Autismo di Theo Peeters ad Anversa. E’ un saggio, ma con moltissime testimonianze: noi l’abbiamo trovato illuminante.

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