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Formazione per logopedisti sull’autismo: com’è andata

di Angelo Ruta da www.angeloruta.com

Si è conclusa sabato scorso la prima edizione del corso di formazione di Nuova Artec “L’intervento logopedico nei disturbi dello spettro autistico”. Hanno partecipato 52 colleghi e le richieste hanno superato il numero previsto, tanto da programmare una seconda edizione a inizio 2012. Siamo davvero soddisfatte: la partecipazione a questo evento ha confermato l’esistenza di un interesse e di un bisogno all’interno della nostra categoria che viene oggi chiamata sempre più spesso ad occuparsi di autismo.

I laboratori hanno permesso di scambiarci pareri, di rilevare le potenzialità e le criticità degli strumenti e la complessità di alcuni obiettivi; sono stati anche l’occasione per condividere alcune idee ed esperienze, anche se il tempo a disposizione per il confronto non è stato molto. Ringraziamo tutti i partecipanti, che in questi giorni sono tornati qui a trovarci (facendo crescere in modo significativo le visite giornaliere al blog!): speriamo di tenere i contatti e di animare confronti sui temi che ci appassionano. Ricordiamo che per loro è disponibile il materiale d’aula sul sito della Nuova Artec.

Ci piacerebbe creare un’area riservata ai logopedisti che hanno partecipato ai nostri corsi e una banca dati dei risultati della GRASC: ora si tratta solo di crescere anche sul piano delle nuove tecnologie!

Ringraziamo la ALL, la Nuova Artec e in particolare la Dott.ssa Silvia Magnani che ci ha dato l’opportunità di rivolgerci ad un pubblico di soli logopedisti e che ci ha regalato, all’apertura del corso, una lezione delle sue, per noi nuova ed illuminante.

Vi aspettiamo con nuove idee e proposte. Per chi non c’è ancora stato, si replica a febbraio 2012 con la seconda edizione del corso “L’intervento logopedico nei disturbi dello spettro autistico” (per informazioni).

Buon lavoro!

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Apriamo quella porta

Troppo spesso il lavoro del logopedista rimane chiuso nelle quattro pareti della stanza di terapia. Settimana dopo settimana il lavoro prosegue, il bambino ( a volte )migliora , ma i genitori non sanno cosa succede all’interno.  Altre volte, e questo in maniera particolare per i bambini autistici, i genitori vedono i progressi solo nell’ambito della terapia, ma a casa il bambino sembra sempre lo stesso. Essi continuano a non capire come comunicare con il bambino e come incentivare la sua comunicazione e il linguaggio. E lo stesso avviene a scuola: il bambino è completamente diverso da come appare in terapia, abilità che sembravano consolidate in trattamento non vengono generalizzate. Spesso, purtroppo, le insegnanti lavorano in direzione completamente diversa dalla nostra e non sono supportate nella ricerca e nella messa in atto di strategie adeguate. Gravissimo quando ciò si verifica tra i diversi terapisti che possono aver in carico il bambino.

Tutto questo avviene quando la terapia (non solo quella logopedica) viene vissuta come un momento a sè stante, necessario per incrementare le abilità del bambino, ma indipendente dai contesti di vista di quest’ ultimo.

Evidentemente un lavoro di questo tipo manca inevitabilmente di efficacia, specialmente proprio per l’autismo, nel quale il deficit di intenzionalità comunicativa, l’eventuale presenza di comportamenti problema e le difficoltà di generalizzazione rendono necessario un lavoro il più possibile condiviso e calato nei contesti di vita del bambino.

Nella pratica ciò si traduce sicuramente con un attento lavoro di rete tra famiglia, scuola e specialisti, che prevede la condivisione costante di obiettivi e strategie, ma non solo.

È necessario raccogliere i bisogni e le difficoltà che emergono nei contesti di vita del bambino e partire proprio da lì. È necessaria una completa condivisione del percorso logopedico con i genitori: solo rendendoli partecipi è possibile renderli più consapevoli della natura delle difficoltà del proprio figlio, ma anche delle sue potenzialità e fornire loro delle competenze e delle strategie importanti per comunicare efficacemente con lui. Questo non per farli divenire a loro volta terapisti, ma per metterli nella condizioni di poter comunicare adeguatamente con il loro bambino e permettere a questo di generalizzare le abilità apprese o incrementate in terapia.

Il logopedista non può e non deve mai  dimenticarsi che non si può considerare superato un obiettivo senza verificare che sia generalizzato e che ci siano effettivi riscontri nella quotidianità del bambino.

Il nostro lavoro deve essere il più possibile ecologico, tenendo sempre in considerazione le necessità del bambino relative ai suoi contesti di vita.

Evidentemente tutto ciò rende il percorso più difficoltoso e il nostro lavoro più duro, ma ancora una volta si tratta della via più efficace per ottenere risultati tangibili.


Un fratellino autistico

Ci è sembrato molto tenero e lo teniamo come promemoria per il nostro progetto sui fratelli


Cascina San Vincenzo: com’è andata…

Il 23 settembre abbiamo partecipato al convegno di Monza, organizzato da Cascina San Vincenzo. I temi trattati sono stati per noi di grande interesse e i relatori si sono confermati sicuramente all’altezza del compito. La sala era piena e tra i partecipanti erano presenti molti genitori di bambini con autismo, che sono stati i primi ad intervenire nel dibattito, portando la testimonianza della realtà che vivono e che hanno vissuto.

Siamo tornati a casa da un lato un po’ gasati, perchè prender parte ad un progetto come quello di Cascina San Vincenzo, averlo visto nascere e vederlo prendere forma, ci dà l’impressione di partecipare, come piccoli mattoni, alla costruzione di una risposta per queste famiglie, anche attraverso la formazione di una cultura sull’autismo nella scuola, tra professionisti, sul territorio; d’altra parte, le domande delle famiglie prevedono un qui ed ora, partono giustamente dal presupposto che per il loro bambino è oggi il tempo della presa in carico precoce, degli insegnanti formati e delle strutture pronte ad occuparsi del loro figlio.

Oggi è per noi il tempo di ascoltare i bisogni di questi genitori per i loro bambini, ma oggi è comunque anche il momento di essere “mattoncini” per quelli che verranno. Rimbocchiamoci le maniche e buon lavoro!

Maria per paroletue


Per l’autismo a Monza in un’ottica innovativa

Il 23 settembre, a Monza, Cascina San Vincenzo, l’associazione con la quale abbiamo recentemente iniziato un’entusiasmante collaborazione, organizza un convegno sull’autismo. Proviamo a dirvi perché vale la pena partecipare.

Questa giovane realtà (giovane per modo di dire, perché compongono l’équipe e collaborano al progetto professionisti di esperienza), con sede a Concorezzo, si presenta attraverso interventi di relatori qualificati, che mettono al centro la famiglia con una cura particolare ai contesti di vita del bambino. Il titolo del convegno, Approccio integrato e contesti di vita, presenta la modalità di presa in carico proposta da Cascina San Vincenzo, che cerca di dare una risposta ai bisogni del bambino, della famiglia, a scuola e nel tempo libero.

Gli altri motivi per cui vale la pena iscriversi: è l’occasione di conoscere professionisti autorevoli in materia di autismo; sono stati richiesti i crediti ECM per tutte le professioni sanitarie; ha un costo contenuto (30€) ed è gratuito per gli studenti universitari. Vi aspettiamo! Sarebbe una bella occasione per incontrarci.

Per scaricare la brochure e iscriversi al convegno www.cascinasanvincenzo.org


L’AUTISMO AL CINEMA NON E’ SOLO RAINMAN

Grazie alla cortesia di alcune colleghe educatrici, abbiamo avuto modo di vedere il film “Temple Grandin – Una donna straordinaria”. Si tratta di un lungometraggio del 2010, basato su due libri della Grandin, “Emergence” – scritto a quattro mani con Margaret Scariano – e “Pensare in immagini” disponibile in italiano per i tipi di Erickson.
Il nome di Temple Grandin ha iniziato a farsi conoscere in Italia quando Oliver Sacks, il celebre neurologo divulgatore, ne ha parlato nel suo libro “Un antropologo su Marte”, al quale sono seguiti diversi titoli della Grandin fra i quali i due da cui è tratto il film. In questa biografia cinematografica si racconta degli anni della gioventù di Temple fino alla sua affermazione come progettista di impianti per la gestione del bestiame: la storia, molto americana, di una self-made woman che supera tutti gli ostacoli e si afferma nella vita. Per gli appassionati cinefili, c’è sia la voce di Wickipedia che il trailere su YouTube.
Gli sceneggiatori hanno tentato di illustrare – e il termine non è scelto a caso – la visione del mondo e delle cose di una persona autistica. Tuttavia si tratta di una visione parziale, non solo perché nella traduzione cinematografica il dettaglio delle informazioni autobiografiche va in parte perduto, ma anche perché, sebbene ci abbia offerto moltissimi spunti di conoscenza sul disturbo artistico, l’esperienza di Temple Grandin è molto particolare. La Grandin ha avuto e ha il grande merito di parlarci di autismo dal di dentro, permettendoci di sbirciare dal buco della serratura della sua esperienza l’universo di una persona autistica, ma la sua storia non può essere considerata esemplare di una vita con autismo.

Poche persone autistiche hanno il livello cognitivo della Grandin, non tutte dispongono di un linguaggio così evoluto, solo poche sono in condizione di assecondare i propri interessi così come è successo a lei con la zoofilia, non tutte hanno la sua determinazione e forza di carattere.
L’altro famosissimo personaggio autistico del cinema, il Raymond di Dustin Hoffman in Rainman, rende bene l’idea di come possa essere diversa l’espressione di una sindrome che va sotto lo stesso nome. Ciò è molto evidente per noi che incontriamo quotidianamente bambini con disturbi dello spettro autistico, molto meno per chi di autismo ha solo sentito parlare.
In conclusione, non è realistico pensare che con una sola opera (libro, film, diario, documentario) si possa rendere la complessità del disturbo: la soluzione migliore per far conoscere e far capire la condizione della persone autistiche è moltiplicare le testimonianze. E in questo senso, c’è ancora molto da fare, soprattutto in Italia dove nemmeno la diaristica è sufficientemente esplorata. Tra l’altro non sembra sia in programma una distribuzione in Italia del film, che resterà quindi una visione riservata a pochi fortunati.
Per non concludere con una nota negativa, un consiglio di lettura: Hilde de Clercq – L’autismo da dentro – Erickson. L’autrice, oltre ad essere madre di un ragazzo autistico, è direttrice del Centro di Formazione per l’Autismo di Theo Peeters ad Anversa. E’ un saggio, ma con moltissime testimonianze: noi l’abbiamo trovato illuminante.


in-FORMIAMO! Un corso sull’autismo per noi logopedisti

Janod

Ci capita sempre più spesso di essere inviate a parlare del nostro lavoro a insegnanti, genitori, educatori, psicomotricisti, psicologi e neuropsichiatri che si occupano di disturbi dello spettro autistico. Solitamente i colleghi logopedisti in queste occasioni sono assenti, o costituiscono in ogni caso una minoranza. In passato è successo anche che ad un corso sulla comunicazione attraverso le strategie visive, tenuto da una bravissima collega, fossimo gli unici logopedisti presenti tra un centinaio di partecipanti!

Janod

Da tempo sentiamo la necessità di incontrare colleghi logo, per riuscire una buona volta a parlare liberamente la nostra lingua! E soprattutto per raccogliere pareri e perplessità su quanto proponiamo e sui piccoli traguardi che ci sembra di aver raggiunto. Ma anche per la curiosità di capire: che cosa frena, preoccupa, spaventa i tanti colleghi che preferiscono lasciare che se ne occupino altri (altri logopedisti o altre figure professionali, come diciamo da tempo)?

La Nuova Artec della dott.ssa Silvia Magnani e la ALL (Associazione Logopedisti Lombardi), ci hanno dato l’opportunità di presentare il nostro lavoro nell’ambito di un corso di formazione ecm dal titolo L’intervento logopedico nei disturbi dello spettro autistico. Si tratta di un corso di due giornate (18 e 19 novembre); il programma prevede,  oltre ad un intervento della dott.ssa Magnani sulla comunicazione non verbale, attività pratiche nelle quali mettere subito in campo gli strumenti che cercheremo di condividere (per i dettagli tecnici  www.nuovaartec.it).

Siamo impazienti di conoscere, o di rincontrare, colleghi motivati a condividere con noi questa sfida, sperando davvero che, mettendo a disposizione le nostre competenze, frutto di studio ed esperienza, e le nostre “invenzioni”, si dia il via alla creazione di una rete di logopedisti appassionati a questi temi.

Vi aspettiamo!

SCARICA IL PROGRAMMA


Bilancio logopedico e autismo: la GRASC

Le difficoltà comunicative  sono centrali nei Disturbi dello Spettro Autistico. Le manifestazioni di queste difficoltà sono però molteplici: ci sono bambini che non sviluppano il linguaggio verbale, altri che lo sviluppano, ma non lo utilizzano in modo adeguato.

Alcuni bambini non verbali si trovano a proprio agio con altre forme di comunicazione, come i gesti o l’utilizzo di ausili visivi, e non appena  questi sono resi disponibili apprendono ad utilizzarli per comunicare senza difficoltà; per altri invece nemmeno gli ausili sono sufficienti e continuano ad essere poco o per nulla comunicativi.

Ci sono bambini che hanno sviluppato il linguaggio raggiungendo un buon livello, ma in situazioni particolari, quando si trovano a dover fare delle richieste, a chiedere aiuto o a rifiutare qualcosa di sgradito, non riescono ad utilizzare il linguaggio, ricorrendo a forme gestuali o motorie.

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Bilancio logopedico e autismo… da dove cominciare?

di Benedetta Marasco http://www.illustrabene.com

Interrogando alcuni colleghi che non si sono mai occupati di Autismo su quale sia la loro maggior preoccupazione a riguardo, oltre al timore di non saper gestire questi bambini, essi mettono sul piatto il fatto di non saper proprio da dove partire. “Qual è il primo aspetto da valutare?”, “ Da dove devo partire con il trattamento?”: sono domande che frequentemente ci vengono poste. Sicuramente il primo passo è un’attenta valutazione della comprensione verbale. La maggior parte (se non tutti) i soggetti con disturbo dello spettro autistico, infatti, presentano un deficit sul versante recettivo del linguaggio, spesso mascherato dall’azione facilitante del contesto e da diverse e sorprendenti strategie messe in atto da questi bambini. Chi li conosce e li osserva nella loro quotidianità, spesso riferisce che “capiscono tutto”. I genitori raccontano di come il figlio sia in grado di eseguire degli ordini verbali come “Vai a prendere il tuo zaino” e “Metti le scarpe”, senza pensare che può trattarsi di comandi dati in contesti specifici, magari routinari, e quasi sempre accompagnati da forme non verbali di comunicazione, come i gesti. Magari il bambino comprende la parola “zaino” e leggendo il contesto (la mamma è sulla porta, pronta ad uscire come tutte le mattine e indica in direzione dello zaino) riesce a rispondere adeguatamente.

Detto questo rimane la domanda più importante: come valutare la comprensione verbale in questi bambini? Difficilmente è possibile farlo con test standardizzati che spesso vengono rimandati, fino al momento in cui il bambino si dimostra in grado di lavorare a tavolino per tempi piuttosto lunghi e diventa abile nell’indicazione. Nel frattempo è bene prevedere una valutazione informale della comprensione, non meno dignitosa: con i più piccoli attraverso una serie di prove e osservazioni; con i più grandicelli, mediante attività strutturate, adeguate alle abilità e ai gusti del bambino, da presentare dopo una rapida verifica o un breve training sull’ indicazione. Affronteremo nel dettaglio queste modalità di valutazione nei prossimi post dedicati alla comprensione verbale.

Farci un’idea di quanto realmente comprenda un bambino con disturbo dello spettro autistico ci dà la possibilità di: fornire indicazioni per lui comprensibili; utilizzare strumenti di comunicazione non-verbale adeguati a lui; rendere immediatamente comprensibili le nostre richieste. Tutto questo aiuta i nostri bambini a stare meglio. D’altronde come vi sentireste in un paese straniero, nel quale si parla una lingua a voi sconosciuta???? Qualche comportamento problematico emergerebbe anche nei più equilibrati di noi!!!!


Logopedisti o “aggiusta-fonemi”?

PCS di Mayer-Johnson

Ci capita  spesso di  essere  contattate da famiglie, o da altri operatori perchè non sanno come fare per i “problemi di pronuncia” del bambino, in particolare del bambino autistico o con disturbo pervasivo dello sviluppo. “Come faccio ad insegnargli la S?” – “Non mi dice la L.”

Si tratta di un equivoco antico, che riguarda la professione del logopedista in generale, più che la terapia specifica per l’autismo. Vero è che siamo “nate” come ortofoniste (è ancora oggi è così che si chiamano le nostre colleghe francesi). Anche per gli anglosassoni siamo Speech Therapist , quindi specialisti dell’eloquio: nei simboli PCS (Picture Communication Symbols) dell’americana MayerJohnson (www.mayerjohnson.com) il logopedista è rappresentato con il suo strumento “elettivo” di lavoro: lo specchio! Quando va meglio ci sono anche delle carte, ovviamente da denominare correttamente!

La nostra area di intervento invece, e per nostra fortuna, è molto più ampia: siamo specialiste della comunicazione e del linguaggio (verbale o meno).

La differenza è sostanziale: soprattutto perché l’equivoco può talvolta indurre alcuni, come è già capitato, a pensare che il bambino che non parla abbia un linguaggio “interiore” a cui noi non accediamo per una sua incapacità ad articolarlo. Se così fosse basterebbe uno specchio, le famose prassie linguobuccofacciali, qualche magico strategemma di cui il logopedista è detentore privilegiato, e il gioco è fatto.

Il linguaggio, non è solo parola, e non è affatto detto che l’articolazione sia l’unico ostacolo comunicativo che gli altri operatori (educatori, psicomotricisti, supervisori ABA) non sono in grado di superare: siamo veramente sicuri che di tutto il resto (comprensione verbale, competenze morfosintattiche, abilità lessicali, competenza pragmatica e comunicativa) qualcuno si stia già occupando?

Così, quando arriva un bambino con la richiesta di “aggiustare qualche fonema”, abbiamo il brutto vizio di fare un bilancio logopedico completo, di valutare cioè il linguaggio e la comunicazione nei suoi vari aspetti; sia che ci si trovi di fronte ad un problema di linguaggio conclamato e diagnosticato, come nell’autismo, sia che si tratti di un bambino che sta finendo la scuola dell’infanzia e si prepara all’ingresso in scuola primaria (in questo caso il bilancio comprende anche la valutazione dei prerequisiti per l’apprendimento della letto-scrittura).

In altre parole, nel lavoro di rete che ci viene richiesto, così come nelle consulenze agli interventi ABA, possiamo, lo speriamo, mettere in gioco tutte le nostre competenze su comunicazione e linguaggio, e non solo quelle di “aggiusta-fonemi”!