Archivi categoria: Comprensione verbale

Troppo presto…troppo tardi (leggende logopediche metropolitane)

Una domanda che ci viene frequentemente posta durante i nostri corsi è a che età avviano la logopedia i bambini che seguiamo. È così evidente che il lavoro sulla comunicazione e sul linguaggio dovrebbe iniziare il più precocemente possibile; questo ovviamente non significa dover mettere il bambino a tavolino, ma adattarsi e lavorare sulle abilità comunicative e linguistiche in modo motivante, coinvolgente e adeguato all’età.

Quando questa domanda ci viene posta, purtroppo la risposta non è quella che vorremmo dare. La realtà è che i bambini arrivano da noi mediamente dopo i 5 anni, soprattutto quando siamo nell’ambito dei Disturbi dello Spettro Autistico,

5 anni sono proprio tanti! Eppure per tutti questi anni i bambini sono stati esposti alla comunicazione e al linguaggio, magari senza avere la possibilità di capire e di dare significato a questi preziosi scambi. E quante occasioni perse per imparare ad essere dei comunicatori più efficaci… quanta frustrazione!

4950117113_21c80ba6d8_bA questo proposito tutti gli specialisti coinvolti dovrebbero condurre una seria riflessione: i medici (i pediatri, per i quali è sempre troppo  presto, i foniatri, i neurospichiatri…) che dopo aver diagnosticato un disturbo del linguaggio o della comunicazione, inviano i bambini alla psicomotricità; gli psicomotricisti che non chiedono il supporto di specialisti del linguaggio e della comunicazione; e infine noi logopedisti, che nel corso del tempo abbiamo contribuito significativamente a creare “La leggenda dei bambini non ancora pronti per la logopedia”.

Proprio di questa leggenda ci parla la Dott.ssa Silvia Magnani, in questo interessante articolo.

Vi invitiamo a leggerlo. Invitiamo tutti i colleghi ad una seria riflessione.

Ci auguriamo, nel giro di pochi anni, di poter cambiare la nostra risposta.

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Words in Pictures, la nuova avventura internazionale di Immaginario

imageÈ un momento di grande rilancio per Immaginario! 

 Da qualche giorno sull’App Store trovate la nuova versione multilingue dell’app Immaginario – Words in Pictures (in italiano, inglese, spagnolo, francese e tedesco) ottimizzata per iOS7, con alcuni importanti miglioramenti. Ad esempio una nuova barra delle funzioni nella Home, l’inserimento automatico degli spazi, che rende più funzionale la creazione di frasi e soprattutto la possibilità di inserire fino a 7 carte nell’agenda.
Trovate qui tutti i dettagli:
 Si tratta di un piccolo passo per gli utenti italiani, che però vuole essere il primo di nuovi importanti cambiamenti.
L’esperienza di questo ultimo anno è stata entusiasmante: ogni giorno scopriamo e ci stupiamo delle potenzialità di Immaginario. Sempre più famiglie e scuole oggi utilizzano quotidianamente ed efficacemente la app per facilitare la comunicazione verso i bambini con difficoltà di comunicazione; molti dei loro comportamenti problema sono stati risolti attraverso la presentazione visiva delle richieste, prima non comprese perché solo verbali o visualizzate con un cartaceo poco adattabile alle esigenze del momento. 
Per questo siamo sempre più decise a sostenere questo progetto, che dal prossimo anno (per chi lo sta già usando) e da oggi (per i nuovi utenti) chiederà un contributo economico tramite un abbonamento annuale (di 49,99€).
 
Abbiamo condiviso questa scelta, meditata a lungo, di Finger Talks per dare la possibilità a Immaginario di continuare a migliorare e a crescere.
 Speriamo infatti di poter realizzare ancora altre modifiche: la condivisione di carte tra devices, la possibilitá di stamparle, ma anche le tabelle per la scelta, che rappresenterebbero un primo e come al solito cauto passo verso la comunicazione in uscita.
 L’ambizione é quella di avere a disposizione uno strumento sempre più funzionale e adeguato ai bisogni dei nostri bambini e ragazzi.
Continuate a seguirci e a seguire Immaginario, nella sua nuova veste internazionale!
 

Accendi …l’albero

ImmagineUna luce, una fiamma, una lampadina si possono accendere, ma anche una macchina e, di questi tempi, anche …gli alberi.

Le parole hanno molti significati e spesso le usiamo con troppa approssimazione perché siano comprese da tutti. Come fare per spiegare che l’albero di Natale che stiamo preparando verrà acceso solo alla fine? e cosa vuol dire acceso? e cosa significa alla fine?

Abbiamo provato a costruire con Immaginario una nuova agenda, approfittando delle feste natalizie ormai prossime, come semplice pensiero per augurarvi di trovare, anche in questo Natale, le giuste parole per tutti!

Clicca qui

albero di Natale


Dire, fare… capire!

Il silenzio di questi mesi ci ha viste impegnate nelle nostre terapie quotidiane. La bellezza straordinaria del nostro lavoro è anche affacciarsi con discrezione nelle vite delle famiglie che incontriamo, ascoltarle, conoscerle, accoglierle e cercare di capire se qualcuna delle nostre competenze possa in qualche modo contribuire a migliorare la loro quotidianità.

di Norman Rockwell

In questo periodo, più che in altri, ho ammirato, quasi commossa, il lavoro in prima linea di genitori che stanno cercando di salvare i propri bambini dal silenzio della parola e della comunicazione nei disturbi dello spettro autistico. Con molti di loro stiamo cercando di prenderci un tempo per guardare, studiare, cercare di capire, la comunicazione ed il linguaggio del bambino, ma soprattutto il nostro modo di parlare e comunicare con lui. Mi sosprende ogni giorno di più la straordinaria capacità, spesso inconsapevole, dei genitori, di adattare, modificare, farsi capire dal proprio bambino, e sempre di più mi chiedo che fantastica risorsa potrebbero diventare se ne fossero maggiormente consapevoli.

Quali sono le difficoltà che incontriamo? L’argomento è troppo complesso per stare in un post. Di certo, durante i colloqui con le famiglie, i tentativi di condurre il discorso alla capacità di comprensione del proprio figlio, sono in molti casi fallimentari e le risposte dei genitori sono spesso disarmanti. Domandi loro in che occasione abbiano avuto la sensazione che il messaggio verbale modificasse un comportamento, e ti rispondono che ha imparato proprio bene ad impugnare la forchetta o che sa contare fino a tre. Tu vai avanti a chiedere cosa capisce, mamma e papà ti raccontano quello che il loro bimbo fa o quello che dice.

Riteniamo che questo percorso di consapevolezza da parte di un genitore, sulle abilità di comprensione verbale e non verbale del proprio figlio, sia un passaggio determinante per la crescita di un bambino con un disturbo autistico: probabilmente, a differenza di quanto pensavamo inizialmente, si tratta di un percorso nel quale madre e padre non vanno istruiti, ma accompagnati senza fretta, perchè possano, nella quotidianità, individuare le strategie adatte al loro bambino e metterlo così nelle condizioni di capire meglio il mondo.

Una collega psicologa proprio oggi, di ritorno da un importante evento sull’autismo e sulla disabilità, mi ha riportato questa convinzione, ribadita nuovamente da illustri relatori, che ha riassunto più o meno così: migliorare la comprensione del mondo, lavorando nello specifico sulla comunicazione, migliora i comportamenti, l’adattamento e la qualità della vita.

Sottoscriviamo in pieno!

Maria per Paroletue


Prima di parlare… “significare”

Parliamo ancora di autismo. Continuano le nostre appassionate riflessioni sull’apprendimento del linguaggio nell’ambito dei disturbi pervasivi dello sviluppo. Reduci dalla lettura estiva del libro della De Clerq, L’autismo da dentro, recentemente pubblicato da Erickson, abbiamo puntato la nostra attenzione su lessico e semantica.

Sembrerebbe che la difficoltà di attribuire significati costituisca uno dei nodi centrali dell’autismo. Non ci possiamo limitare ad insegnare parole, che siano esse immagini, gesti o linguaggio verbale: dobbiamo accertarci in primo luogo che ci sia un concetto a cui dare un nome. Insegniamo a Ivan il verbo aprire con l’immagine di un bambino che apre la scatola di biscotti: ci aspettiamo che lui sappia recuperare la stessa etichetta verbale di fronte alla foto di una bambina che apre la cerniera di un astuccio, perché “ci abbiamo già lavorato”… sbagliato! Non è detto che il concetto di creare un varco, di rimuovere ogni impedimento al passaggio (come per un cancello), ma anche di allargare (nel caso delle braccia), di azionare (per un rubinetto), di prestare attenzione (nel senso figurato di aprire le orecchie), venga riconosciuto come un significato che è possibile ricondurre alla parola aprire. Non è detto: non tutti ci riescono e non sempre.

Cosa facciamo allora con Ivan? Per prima cosa non ci fermiamo a pochi esempi e non ci limitiamo neanche ad immagini statiche: usiamo proprio le azioni dei loro amati personaggi di cartoni animati in movimento, che aprono macchine, porte, finestre, libri, braccia e rubinetti.

Ma soprattutto cerchiamo di condurre i genitori ad enfatizzare l’azione tutte le volte che Ivan, mamma e papà o il fratellino Piero aprono, rompono, chiudono, chiamano, … Quante occasioni vengono offerte dalla quotidianità che la stanza di terapia non consente di ricreare!

Questo lavoro di generalizzazione condotto a più mani, da logopedista, altri operatori, scuola e famiglia, vale sicuramente per le azioni, più astratte e dinamiche, ma è sempre da tener presente ogni volta che insegniamo parole nuove.


Bilancio logopedico e autismo… da dove cominciare?

di Benedetta Marasco http://www.illustrabene.com

Interrogando alcuni colleghi che non si sono mai occupati di Autismo su quale sia la loro maggior preoccupazione a riguardo, oltre al timore di non saper gestire questi bambini, essi mettono sul piatto il fatto di non saper proprio da dove partire. “Qual è il primo aspetto da valutare?”, “ Da dove devo partire con il trattamento?”: sono domande che frequentemente ci vengono poste. Sicuramente il primo passo è un’attenta valutazione della comprensione verbale. La maggior parte (se non tutti) i soggetti con disturbo dello spettro autistico, infatti, presentano un deficit sul versante recettivo del linguaggio, spesso mascherato dall’azione facilitante del contesto e da diverse e sorprendenti strategie messe in atto da questi bambini. Chi li conosce e li osserva nella loro quotidianità, spesso riferisce che “capiscono tutto”. I genitori raccontano di come il figlio sia in grado di eseguire degli ordini verbali come “Vai a prendere il tuo zaino” e “Metti le scarpe”, senza pensare che può trattarsi di comandi dati in contesti specifici, magari routinari, e quasi sempre accompagnati da forme non verbali di comunicazione, come i gesti. Magari il bambino comprende la parola “zaino” e leggendo il contesto (la mamma è sulla porta, pronta ad uscire come tutte le mattine e indica in direzione dello zaino) riesce a rispondere adeguatamente.

Detto questo rimane la domanda più importante: come valutare la comprensione verbale in questi bambini? Difficilmente è possibile farlo con test standardizzati che spesso vengono rimandati, fino al momento in cui il bambino si dimostra in grado di lavorare a tavolino per tempi piuttosto lunghi e diventa abile nell’indicazione. Nel frattempo è bene prevedere una valutazione informale della comprensione, non meno dignitosa: con i più piccoli attraverso una serie di prove e osservazioni; con i più grandicelli, mediante attività strutturate, adeguate alle abilità e ai gusti del bambino, da presentare dopo una rapida verifica o un breve training sull’ indicazione. Affronteremo nel dettaglio queste modalità di valutazione nei prossimi post dedicati alla comprensione verbale.

Farci un’idea di quanto realmente comprenda un bambino con disturbo dello spettro autistico ci dà la possibilità di: fornire indicazioni per lui comprensibili; utilizzare strumenti di comunicazione non-verbale adeguati a lui; rendere immediatamente comprensibili le nostre richieste. Tutto questo aiuta i nostri bambini a stare meglio. D’altronde come vi sentireste in un paese straniero, nel quale si parla una lingua a voi sconosciuta???? Qualche comportamento problematico emergerebbe anche nei più equilibrati di noi!!!!