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Words in Pictures, la nuova avventura internazionale di Immaginario

imageÈ un momento di grande rilancio per Immaginario! 

 Da qualche giorno sull’App Store trovate la nuova versione multilingue dell’app Immaginario – Words in Pictures (in italiano, inglese, spagnolo, francese e tedesco) ottimizzata per iOS7, con alcuni importanti miglioramenti. Ad esempio una nuova barra delle funzioni nella Home, l’inserimento automatico degli spazi, che rende più funzionale la creazione di frasi e soprattutto la possibilità di inserire fino a 7 carte nell’agenda.
Trovate qui tutti i dettagli:
 Si tratta di un piccolo passo per gli utenti italiani, che però vuole essere il primo di nuovi importanti cambiamenti.
L’esperienza di questo ultimo anno è stata entusiasmante: ogni giorno scopriamo e ci stupiamo delle potenzialità di Immaginario. Sempre più famiglie e scuole oggi utilizzano quotidianamente ed efficacemente la app per facilitare la comunicazione verso i bambini con difficoltà di comunicazione; molti dei loro comportamenti problema sono stati risolti attraverso la presentazione visiva delle richieste, prima non comprese perché solo verbali o visualizzate con un cartaceo poco adattabile alle esigenze del momento. 
Per questo siamo sempre più decise a sostenere questo progetto, che dal prossimo anno (per chi lo sta già usando) e da oggi (per i nuovi utenti) chiederà un contributo economico tramite un abbonamento annuale (di 49,99€).
 
Abbiamo condiviso questa scelta, meditata a lungo, di Finger Talks per dare la possibilità a Immaginario di continuare a migliorare e a crescere.
 Speriamo infatti di poter realizzare ancora altre modifiche: la condivisione di carte tra devices, la possibilitá di stamparle, ma anche le tabelle per la scelta, che rappresenterebbero un primo e come al solito cauto passo verso la comunicazione in uscita.
 L’ambizione é quella di avere a disposizione uno strumento sempre più funzionale e adeguato ai bisogni dei nostri bambini e ragazzi.
Continuate a seguirci e a seguire Immaginario, nella sua nuova veste internazionale!
 
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Accendi …l’albero

ImmagineUna luce, una fiamma, una lampadina si possono accendere, ma anche una macchina e, di questi tempi, anche …gli alberi.

Le parole hanno molti significati e spesso le usiamo con troppa approssimazione perché siano comprese da tutti. Come fare per spiegare che l’albero di Natale che stiamo preparando verrà acceso solo alla fine? e cosa vuol dire acceso? e cosa significa alla fine?

Abbiamo provato a costruire con Immaginario una nuova agenda, approfittando delle feste natalizie ormai prossime, come semplice pensiero per augurarvi di trovare, anche in questo Natale, le giuste parole per tutti!

Clicca qui

albero di Natale


Abbiamo nuove domande

locandinaSettimana scorsa abbiamo partecipato al Convegno di ANGSA Lombardia AUTISMO Strategie visive nel percorso di vita. Per la prima volta Parole Tue ha collaborato all’organizzazione di un convegno di questo rilievo.

Siamo molto soddisfatte degli interventi che abbiamo ascoltato e anche di aver potuto contribuire con il nostro, presentando i presupposti teorici che ci hanno portato alla realizzazione di Immaginario. L’emozione è stata ancor più intensa, poiché è giunta il giorno dopo aver ricevuto il premio alla migliore App per i pazienti.

Cpremioi siamo portate a casa molto: i volti dei genitori che abbiamo conosciuto anni fa; madri e padri di bambini che ora sono giovani adulti; il confronto, ancora una volta particolarmente arricchente, con i colleghi di sempre (Tiziana Sordi, Raffaella Faggioli, Antonio Rotundo); la simpatia di Giovanni Storti (del trio Aldo, Giovanni e Giacomo), che è stato con noi per buona parte della prima mattinata; i nostri ragazzi, che sono diventati grandi e che abbiamo visto fare la spesa, fare ginnastica e riposarsi in vacanza, nei video dei colleghi della Cooperativa Fabula; gli interventi di Antonio Persico e di Paola Visconti, che ci richiamano all’importanza di un approccio scientifico che ci conduca alla ricerca di evidenze nel nostro lavoro quotidiano; i lavori di tanti altri Centri (tra cui il Dosso Verde di Milano e il Centro per l’Autismo di Cascina San Vincenzo, con cui siamo orgogliosi di collaborare) che utilizzano strategie visive per supportare la comunicazione nelle attività quotidiane…

Siamo tornate a casa con tanti sentimenti, per certi versi contrastanti: soddisfazione e commozione, con qualche rimpianto, per non essere riuscite a fare prima alcune scelte, e riconoscenza per le persone a cui magari avremmo potuto dare di più, ma che ci hanno insegnato molto di quello che siamo oggi.

Ma soprattutto abbiamo avuto l’occasione di incontrare le famiglie di oggi, e quelle di ieri, che ci hanno fatto alcune domande a cui siamo in grado di dare risposte parziali e insoddisfacenti e altre a cui non sappiamo affatto rispondere.

Dobbiamo continuare a raccogliere nuove domande, ad ascoltarle, a farle nostre e a ricordare che i bambini di oggi saranno quegli adulti di cui stiamo conoscendo le fatiche, per insegnare prima le abilità che serviranno domani alla loro vita adulta.

Dobbiamo coltivare l’alleanza con le famiglie, che Enrico Micheli, ricordato con commozione e riascoltato con stupore in alcuni filmati (ma quanto era avanti?!), è tornato anche in questa occasione ad insegnarci.

Forse non era questa l’occasione per trovare tutte le risposte, ma sicuramente è stata quella di farci nuove domande. Sono quelle dei nostri ragazzi e dei loro genitori le domande nuove che guideranno il nostro lavoro a partire da oggi.

Grazie a queste mamme e a questi papà per il loro coraggio e per quanto ancora ci stanno insegnando.

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Continuiamo a lavorarci, continuiamo a crederci

Immagine volantinoAbbiamo imparato che le strategie visive migliorano la qualità della vita della persona con Disturbo delle Spettro Autistico. Temple Grandin sostiene che il mondo abbia bisogno di tutti i tipi di mente. Questa idea ci suggerisce che la strada della comunicazione debba conoscere e rispettare lo stile di pensiero del bambino che abbiamo davanti; e in molti casi questo corrisponde a parlargli nella sua prima lingua: con le immagini.

Da tempo, con il supporto delle tecnologie, recuperare immagini è più rapido e possibile. Credere di poter tradurre il nostro linguaggio nel loro è oggi una sfida realizzabile. Non è immediato, per noi, non è istintivo; è come barcamenarsi in una lingua nuova, imparata a scuola, mai praticata. La tentazione di volere a tutti i costi che sia la nostra la lingua per comunicare, è sempre forte. Utilizzare le strategie visive però non vuol dire rinunciare alle parole, che comunque continuiamo ad insegnare con convinzione.

Immagine volantino singolaProvare quest’opera di traduzione ed avere oggi, con Immaginario, la possibilità di farlo, ci ha convinto ulteriormente del fatto che parlare in immagini significhi sostenere e motivare la comunicazione, continuando a sostenere e promuovere il linguaggio verbale che, con il supporto visivo, più facilmente si ferma, si concretizza, si riempie di significato.

Una mamma ci ha raccontato:

Quante volte mi sono trovata nella situazione di dover rinunciare a fare proposte al mio bimbo perché, in quella determinata situazione, non avevo a disposizione gli strumenti per comunicare. (…) Da un atteggiamento di rinuncia ora spesso mi trovo a pensare “ci provo”.

Questa sensazione di provarci comunque porta a non rinunciare alla comunicazione. Ormai facciamo anche noi la stessa esperienza ogni giorno e molte volte abbiamo apprezzato con stupore quanto possiamo dirci ancora che prima non ci dicevamo!

Abbiamo un appuntamento a fine mese! Il convegno di ANGSA Lombardia del 25 e del 26 (scarica la brochure) recupererà con coraggio questi temi e li trasferirà nei contesti di vita del bambino, dell’adolescente e dell’adulto, nella convinzione che anche le strategie visive debbano crescere ed adattarsi ai bisogni della persona.

Nel frattempo vi segnaliamo altre due iniziative: il corso di formazione di Cascina San Vincenzo (scarica la brochure) che partirà questo sabato a Concorezzo e il concorso che ci vede ogni mattina impegnati al voto, per Immaginario ovviamente, l’App protagonista di questo nostro percorso. Votatela tutti i giorni, se potete! L’aiuteremo a migliorare! VOTA ADESSO

carta vota

Dire, fare… capire!

Il silenzio di questi mesi ci ha viste impegnate nelle nostre terapie quotidiane. La bellezza straordinaria del nostro lavoro è anche affacciarsi con discrezione nelle vite delle famiglie che incontriamo, ascoltarle, conoscerle, accoglierle e cercare di capire se qualcuna delle nostre competenze possa in qualche modo contribuire a migliorare la loro quotidianità.

di Norman Rockwell

In questo periodo, più che in altri, ho ammirato, quasi commossa, il lavoro in prima linea di genitori che stanno cercando di salvare i propri bambini dal silenzio della parola e della comunicazione nei disturbi dello spettro autistico. Con molti di loro stiamo cercando di prenderci un tempo per guardare, studiare, cercare di capire, la comunicazione ed il linguaggio del bambino, ma soprattutto il nostro modo di parlare e comunicare con lui. Mi sosprende ogni giorno di più la straordinaria capacità, spesso inconsapevole, dei genitori, di adattare, modificare, farsi capire dal proprio bambino, e sempre di più mi chiedo che fantastica risorsa potrebbero diventare se ne fossero maggiormente consapevoli.

Quali sono le difficoltà che incontriamo? L’argomento è troppo complesso per stare in un post. Di certo, durante i colloqui con le famiglie, i tentativi di condurre il discorso alla capacità di comprensione del proprio figlio, sono in molti casi fallimentari e le risposte dei genitori sono spesso disarmanti. Domandi loro in che occasione abbiano avuto la sensazione che il messaggio verbale modificasse un comportamento, e ti rispondono che ha imparato proprio bene ad impugnare la forchetta o che sa contare fino a tre. Tu vai avanti a chiedere cosa capisce, mamma e papà ti raccontano quello che il loro bimbo fa o quello che dice.

Riteniamo che questo percorso di consapevolezza da parte di un genitore, sulle abilità di comprensione verbale e non verbale del proprio figlio, sia un passaggio determinante per la crescita di un bambino con un disturbo autistico: probabilmente, a differenza di quanto pensavamo inizialmente, si tratta di un percorso nel quale madre e padre non vanno istruiti, ma accompagnati senza fretta, perchè possano, nella quotidianità, individuare le strategie adatte al loro bambino e metterlo così nelle condizioni di capire meglio il mondo.

Una collega psicologa proprio oggi, di ritorno da un importante evento sull’autismo e sulla disabilità, mi ha riportato questa convinzione, ribadita nuovamente da illustri relatori, che ha riassunto più o meno così: migliorare la comprensione del mondo, lavorando nello specifico sulla comunicazione, migliora i comportamenti, l’adattamento e la qualità della vita.

Sottoscriviamo in pieno!

Maria per Paroletue


Parlare con le immagini

di Angelo Ruta da http://www.angeloruta.com

Le parole, dille… con parole tue! Che siano scritte, dette, segnate, disegnate, indicate, consegnate, mimate, purché siano comunicate!

Offriamo spesso il supporto visivo come possibilità di comunicare, in particolare nei disturbi dello spettro autistico.

L’immagine non inibisce la comparsa del linguaggio verbale, ma la sostiene, la incoraggia, spesso è l’unico mezzo a renderla possibile. Lo abbiamo toccato con mano raccogliendo gli atti comunicativi spontanei con la GRASC: bambini scarsamente verbali, pur avendo a disposizione le foto di tutto il materiale, utilizzano in percentuali molto alte il linguaggio verbale, più immediato, economico, che probabilmente costituisce la forma maggiormente stimolata dal contesto, familiare e non.

Ancor più sorprendente è il confronto tra due campioni di comunicazione dello stesso bambino, raccolti a distanza di un anno: le percentuali della forma verbale crescono avvicinandosi anche all’80% in più di un caso.

Parliamo di bambini che hanno avuto accesso al canale verbale molto tardi, per i quali purtroppo, nonostante questa preferenza per il verbale, rimane il problema dell’intelligibilità, aggravato dalle difficoltà che riguardano la prosodia.

Alcuni programmi di Comunicazione Aumentativa Alternativa, una volta che il bambino ha imparato a esprimere una richiesta indicando o consegnando una carta (ad esempio acqua), prevedono la combinazione di due carte, spesso introducendo un verbo (ad esempio voglio acqua). Questa espansione non migliora di molto la funzione e l’efficacia dell’atto comunicativo; tuttavia, costituendo il linguaggio visivo un grosso supporto per quello verbale, se il bambino scarsamente intelligibile aggiunge il voglio alla sua richiesta verbale, già poco chiara, questo aumento  potrebbe costituire un ostacolo all’efficacia comunicativa del suo atto, proprio perché potrebbe peggiorarne l’intelligibilità.

Questa riflessione, nata da una recente suggestione, ci suggerisce un approfondimento su questo tema: chi lavora con la comunicazione alternativa aumentativa nell’autismo, solitamente l’educatore, lo psicomotricista o lo psicologo, nel momento in cui emerge il linguaggio verbale e viene preferito ad altre forme espressive, manca di una competenza specifica che la figura del logopedista può e dovrebbe  portare all’équipe che opera scelte importanti per il bambino.

Ci piacerebbe sapere cosa ne pensate!


Apriamo quella porta

Troppo spesso il lavoro del logopedista rimane chiuso nelle quattro pareti della stanza di terapia. Settimana dopo settimana il lavoro prosegue, il bambino ( a volte )migliora , ma i genitori non sanno cosa succede all’interno.  Altre volte, e questo in maniera particolare per i bambini autistici, i genitori vedono i progressi solo nell’ambito della terapia, ma a casa il bambino sembra sempre lo stesso. Essi continuano a non capire come comunicare con il bambino e come incentivare la sua comunicazione e il linguaggio. E lo stesso avviene a scuola: il bambino è completamente diverso da come appare in terapia, abilità che sembravano consolidate in trattamento non vengono generalizzate. Spesso, purtroppo, le insegnanti lavorano in direzione completamente diversa dalla nostra e non sono supportate nella ricerca e nella messa in atto di strategie adeguate. Gravissimo quando ciò si verifica tra i diversi terapisti che possono aver in carico il bambino.

Tutto questo avviene quando la terapia (non solo quella logopedica) viene vissuta come un momento a sè stante, necessario per incrementare le abilità del bambino, ma indipendente dai contesti di vista di quest’ ultimo.

Evidentemente un lavoro di questo tipo manca inevitabilmente di efficacia, specialmente proprio per l’autismo, nel quale il deficit di intenzionalità comunicativa, l’eventuale presenza di comportamenti problema e le difficoltà di generalizzazione rendono necessario un lavoro il più possibile condiviso e calato nei contesti di vita del bambino.

Nella pratica ciò si traduce sicuramente con un attento lavoro di rete tra famiglia, scuola e specialisti, che prevede la condivisione costante di obiettivi e strategie, ma non solo.

È necessario raccogliere i bisogni e le difficoltà che emergono nei contesti di vita del bambino e partire proprio da lì. È necessaria una completa condivisione del percorso logopedico con i genitori: solo rendendoli partecipi è possibile renderli più consapevoli della natura delle difficoltà del proprio figlio, ma anche delle sue potenzialità e fornire loro delle competenze e delle strategie importanti per comunicare efficacemente con lui. Questo non per farli divenire a loro volta terapisti, ma per metterli nella condizioni di poter comunicare adeguatamente con il loro bambino e permettere a questo di generalizzare le abilità apprese o incrementate in terapia.

Il logopedista non può e non deve mai  dimenticarsi che non si può considerare superato un obiettivo senza verificare che sia generalizzato e che ci siano effettivi riscontri nella quotidianità del bambino.

Il nostro lavoro deve essere il più possibile ecologico, tenendo sempre in considerazione le necessità del bambino relative ai suoi contesti di vita.

Evidentemente tutto ciò rende il percorso più difficoltoso e il nostro lavoro più duro, ma ancora una volta si tratta della via più efficace per ottenere risultati tangibili.