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Consigli di lettura: L’apprendimento nell’Autismo

Proprio pochi giorni fa, con l’inizio del nuovo anno scolastico, avevamo rivolto i nostri pensieri agli insegnanti dei nostri bambini, affinché potessero avviare il nuovo anno riscoprendo la passione per il proprio lavoro, ma anche la responsabilità del proprio ruolo e con essa il bisogno e il desiderio di informarsi e formarsi.

Giunge dunque nel momento giusto la nuova pubblicazione “L’apprendimento nell’Autismo. Dalle nuove conoscenze scientifiche alle strategie di intervento” di Giacomo Vivanti, scritta con Erica Salomone e edita da Erickson nella collana le Guide.cop_l-apprendimento-nell-autismo_590-1169-9

Dopo un’introduzione molto chiara sull’apprendimento nello sviluppo tipico, il manuale offre una panoramica aggiornata sugli studi e le ricerche sui vari ambiti di compromissione nell’autismo (comunicazione e reciprocità sociale; stai mentali e emozioni; stile cognitivo e sensoriali ecc.).

La carrellata offre una lettura molto chiara ed efficace dell’autismo come un disturbo dello sviluppo caratterizzato da uno stile cognitivo e di funzionamento differente. In quest’ottica anche l’apprendimento si deve strutturare in modalità e su fondamenta differenti con strategie e strumenti adeguati e personalizzati.

I bambini con Autismo possono imparare, eccome! Sta a noi fare quel passo in più verso di loro, quella conoscenza del loro funzionamento che ci dia la chiave per trovare i modi e gli strumenti giusti.

Una bella sfida quella degli insegnanti, ma anche di tutti noi operatori: quella di “informarci continuamente su nuovi dati e nuove ipotesi, di mettere da parte quello che davamo per assodato…” perché “più conoscenze abbiamo sull’autismo, più saremo in grado di costruire e affinare strategie educative cucite su misura”.

Ancora una volta buon lavoro e buona lettura tutti.


Tornando da Bergamo con il GPS – Tony Atwood al convegno di Zefiro Autismo

Ieri, 18 Maggio, abbiamo partecipato al convegno “I disturbi dello Spettro Autistico. Gestione delle emozioni e dei comportamenti problematici”, organizzato dalla Coop. Sociale Zefiro Onlus con il patrocinio dell’Università degli Studi di Bergamo e tenutosi nella stupenda cornice dell’Ex Chiesa di Sant Agostino di Città Alta.

Atwood BG

La giornata ha visto impegnato come unico relatore il prof. Tony Atwood, psicologo clinico e docente presso la Griffith University nel Queensland (Australia) oltre che senior consultant presso la Clinica Minds and Hearts a Brisbane, che da più di quarant’anni si occupa di Sindrome di Asperger e Autismo.

La grande competenza e il carisma di Atwood hanno reso straordinariamente appassionanti e fruibili le sette ore di lezione in lingua, facendo passare davvero velocemente il tempo a disposizione. Scorrendo le pagine d’appunti risulta però evidente la grande quantità di argomenti affrontati e la loro intensità, tanto da renderne difficile una sintesi esaustiva.

Si è parlato Di Autismo ad Alto Funzionamento e di criteri diagnostici, ma con l’idea, sempre più condivisa, di avere a che fare con una diversità, un modo diverso di essere, percepire e pensare.

Si è parlato delle difficoltà di comunicazione e di socializzazione che vivono queste persone, le quali si trovano a dover imparare ad interpretare tutti quei segnali per noi così istintivi e scontati che regolano il nostro stare nel mondo e con il mondo, e di come questo esaurisca le loro energie, senza per forza portare al successo sociale. Tutto ciò genera ansia, abbassamento dell’autostima e depressione e può drammaticamente condurre queste persone a dei disturbi secondari e a situazioni di abuso e dipendenza, come testimoniato da Atwood in persona, parlando del figlio Asperger.

Si è parlato delle STRATEGIE e degli STRUMENTI con cui equipaggiare questi ragazzi, fornendo loro una cassetta degli attrezzi per gestire e riconoscere le emozioni proprie e degli altri, per abbassare i livelli d’ansia, per aumentare l’autostima, per amministrare le proprie energie (con un vero e proprio bilancio contabile dei prelievi e depositi di energia), per superare i terribili meltdown (crisi).

Interessante vedere come il percorso di insegnamento di queste tecniche e strategie sia una strada condivisa, percorrendo la quale anche noi possiamo costruire la nostra cassetta degli attrezzi.

A partire da una più profonda conoscenza del loro stile di pensiero e funzionamento è possibile abbandonare interpretazioni errate e la presunzione di chiedere loro di compiere tutto il cammino. Una maggior comprensione e un maggior rispetto ci possono portare nella prospettiva del venirsi incontro, del creare dei ponti e, a partire da questo, di interrogarci noi per primi sulle nostre risposte e sul nostro operato nei loro confronti.

Atwood ci ha aperto gli occhi su come molte nostre risposte non siano adeguate, di quanto il nostro stile comunicativo sia invadente e vada ad amplificare la fatica sociale delle persone con Asperger.

Ci ha spronati a toglierci dai panni del partner poco tollerante e stizzoso che, quando il guidatore sbaglia strada, lo inonda di commenti e giudizi ( Perché non hai girato? Perché non sei stato attento? Sbagli sempre strada?) e di diventare piuttosto un GPS, che indica e visualizza la strada e che in caso di errore semplicemente ricalcola e  visualizza la soluzione senza giudicare. Ridirezionando l’emozione.

Torniamo a casa con molti pensieri, riflessioni e domande, ma anche con tanto entusiasmo. Da oggi saremo più GPS!


Un’occasione preziosa

Mancano pochissimi giorni al corso “I DISTURBI DELLO SPETTRO AUTISTICO: METODI DI VALUTAZIONE E PRESA IN CARICO LOGOPEDICA”, organizzato da Fli Lombardia presso l’A.O di Desio e Vimercate. Si terrà il prossimo giovedì e venerdì, 15 e 16 Ottobre 2015, nella sede di Giussano (MB).FLI-Lombardia

 

Quando abbiamo iniziato a lavorare con i bambini con Disturbi dello Spettro Autistico parlare di logopedia nell’Autismo era una scommessa. Era difficile seguire una formazione specifica ed era difficile fare rete con le colleghe che nel resto d’Italia avevano accettato la stessa sfida.

Per non parlare della difficoltà di essere credibili agli occhi degli altri professionisti che si occupavano di Autismo  e che, un po’ per consuetudine, un po’ per poca conoscenza della nostra professione, sentivano di aver già gli strumenti per lavorare su comunicazione e linguaggio con questi bambini.

Ora i tempi sono cambiati: di Autismo se ne sa un po’ di più (mai a sufficienza) e anche di linguaggio e comunicazione. Gli approcci educativi e cognitivi hanno necessità di essere affiancati da un rigore maggiore e da approcci neuropsicologici. La specificità del logopedista e la sua conoscenza delle funzioni linguistiche viene rivalutata.

Sempre più colleghe sentono il bisogno di formarsi e prepararsi per lavorare con questi bambini.

Nella realtà tuttavia c’è ancora molta strada da fare: le linee guida dell ISS non prevedono la logopedia tra i trattamenti cardine in questi quadri e ancora molti grandi centri non hanno un logopedista all’interno della loro équipe. È ancora molto difficile fare rete tra chi si occupa di Autismo.

Per questo l’invito di FLI Lombardia ci emoziona: crediamo fortemente nel ruolo della Federazione nella definizione e nella promozione del nostro ruolo all’interno delle équipe che si occupano di Disturbi dello Spettro Autistico e riteniamo che questo corso sia un’occasione importante per iniziare a smuovere “il sistema”.

Non abbiamo la presunzione di portare la giusta visione del ruolo del logopedista, ma crediamo di portare UNA visione, maturata in diversi anni di esperienza. Ci emoziona l’idea di poterla condividere con i tanti iscritti e magari scoprirne di differenti.

Non da ultimo siamo anche contente di  condividere la conduzione del corso con il Dott. Andrea Marini, neurolinguista, che sappiamo riconoscere nella nostra figura professionale la specificità dovuta. Siamo  sicure che avremo molto da imparare e ringraziamo FLI Lombardia per questa occasione


Troppo presto…troppo tardi (leggende logopediche metropolitane)

Una domanda che ci viene frequentemente posta durante i nostri corsi è a che età avviano la logopedia i bambini che seguiamo. È così evidente che il lavoro sulla comunicazione e sul linguaggio dovrebbe iniziare il più precocemente possibile; questo ovviamente non significa dover mettere il bambino a tavolino, ma adattarsi e lavorare sulle abilità comunicative e linguistiche in modo motivante, coinvolgente e adeguato all’età.

Quando questa domanda ci viene posta, purtroppo la risposta non è quella che vorremmo dare. La realtà è che i bambini arrivano da noi mediamente dopo i 5 anni, soprattutto quando siamo nell’ambito dei Disturbi dello Spettro Autistico,

5 anni sono proprio tanti! Eppure per tutti questi anni i bambini sono stati esposti alla comunicazione e al linguaggio, magari senza avere la possibilità di capire e di dare significato a questi preziosi scambi. E quante occasioni perse per imparare ad essere dei comunicatori più efficaci… quanta frustrazione!

4950117113_21c80ba6d8_bA questo proposito tutti gli specialisti coinvolti dovrebbero condurre una seria riflessione: i medici (i pediatri, per i quali è sempre troppo  presto, i foniatri, i neurospichiatri…) che dopo aver diagnosticato un disturbo del linguaggio o della comunicazione, inviano i bambini alla psicomotricità; gli psicomotricisti che non chiedono il supporto di specialisti del linguaggio e della comunicazione; e infine noi logopedisti, che nel corso del tempo abbiamo contribuito significativamente a creare “La leggenda dei bambini non ancora pronti per la logopedia”.

Proprio di questa leggenda ci parla la Dott.ssa Silvia Magnani, in questo interessante articolo.

Vi invitiamo a leggerlo. Invitiamo tutti i colleghi ad una seria riflessione.

Ci auguriamo, nel giro di pochi anni, di poter cambiare la nostra risposta.


L’intervento logopedico nell’Autismo…a parole nostre!

Negli ultimi 15 anni, il logopedista è diventato una figura professionale sempre più coinvolta nella presa in carico delle persone con Disturbo dello Spettro Autistico.

Nuova Artec organizza ogni anno, dal 2011, un corso rivolto ai logopedisti sull’Intervento Logopedico nell’Autismo, sulla valutazione e il trattamento del linguaggio e della comunicazione.

Quest’anno il corso raddoppierà e sarà per la prima volta organizzato in due moduli, di due giornate ciascuno: questo per dare maggior spazio alle recenti esperienze e alla presentazione di nuovi strumenti per la valutazione e il trattamento, mantenendo il taglio pratico dei corsi degli anni precedenti (visione di filmati e esercitazioni individuali e di gruppo).
Il corso sarà tenuto da due logopediste, Maria Federica Montuschi Valentina Crippa, dello studio logopedico Parole Tue, e verrà introdotto da un intervento della dott.ssa Silvia Magnani sulla comunicazione non verbale.
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Per maggiori informazioni clicca qui

Comunicazione interrotta

Abbiamo visto bambini essere richiamati dai genitori nelle varie stanze senza un perché e ricevere per questo rinforzi sociali: “Bravo Davide che sei venuto in cucina!”.Si, in cucina, ma… per? Mi verrebbe da chiedere se fossi Davide: “Perché mi hai chiamato? Per fare cosa? Cosa succederà dopo?” Sarebbe come se ricevessimo una telefonata: “Pronto?!” E dall’altro capo qualcuno rispondesse: “Bravo, come sei stata bravo a rispondere!” e interrompesse la comunicazione. 2919a48032d69a0fee5eb25b10cc814dEcco cosa può succedere quando vengono individuati obiettivi da insegnare, senza tener conto del significato della comunicazione, in questo caso “ottenere la risposta alle istruzioni a distanza”. Ecco cosa rischiamo quando applichiamo un protocollo, quando applichiamo un metodo senza una preparazione e un’attenzione alla comunicazione. Se al centro si mette il metodo, la persona che abbiamo davanti si trasforma in un elenco di abilità più o meno raggiunte. E non si parla più. Le uniche voci che rimangono sono quelle da compilare e il bambino che abbiamo davanti resta un bambino interrotto.


Un anno di Immaginario!

Per-tutte-le-lingue-del-mondo_GE2014_locandinaOggi, 6 marzo, è la Giornata Europea della Logopedia. Nelle comunicazioni ufficiali del 2014 leggiamo che le parole chiave e gli slogan per il diritto di parola in qualsiasi condizione ci riportano quest’anno al multilinguismo e alla multiculturalità.

Noi che abbiamo a che fare con i disturbi dello spettro autistico ogni giorno, ci rendiamo conto, sempre più spesso, che l’apertura alle altre culture, è la stessa che richiedono in qualche modo le persone con autismo: il loro modo di vedere le cose ed un particolare stile di pensiero, infatti, fanno apparire anche noi ai loro occhi persone di una “cultura diversa”, il più delle volte poco comprensibile.

E il diritto di parola è spesso confuso con il diritto di espressione, mentre si trascura troppo spesso il loro diritto di comprendere e di essere informati.

Un anno fa presentavamo Immaginario al Centro Mafalda Luce di Milano, in una sala piena di giornalisti, operatori, genitori, incuriositi quanto noi da questa nuova avventura italiana: la comunicazione visiva su mobile per le persone con autismo. Eravamo già allora fieri ed entusiasti di questo nuovo strumento a disposizione di genitori, insegnanti ed operatori.

Un anno dopo non possiamo che ricordare con commozione tutte le volte che un bambino ha capito, ci ha risposto, ha condiviso con noi un programma, ha scelto, ci ha portato l’iPhone nell’attesa che gli comunicassimo le nostre intenzioni,  ha aspettato che creassimo la sua carta e, con in mano un iPad, per prima cosa ha aperto Immaginario…

compleanno Immaginario

Carta creata con Immaginario in pochi secondi…

Un anno dopo non possiamo che ricordare con emozione le platee che ci hanno ascoltato con attenzione, durante le nostre presentazioni per l’Italia (Milano, Firenze, Vercelli, Torino, Sapri, Roma…), rivolgendoci commenti, complimenti, domande e incoraggiamenti.

Molte persone stanno dedicando ad Immaginario il loro tempo con generosità e li ringraziamo per avere creduto ed investito in questo progetto.

Grazie Immaginario! Grazie Finger Talks!


Parlare con le immagini

di Angelo Ruta da http://www.angeloruta.com

Le parole, dille… con parole tue! Che siano scritte, dette, segnate, disegnate, indicate, consegnate, mimate, purché siano comunicate!

Offriamo spesso il supporto visivo come possibilità di comunicare, in particolare nei disturbi dello spettro autistico.

L’immagine non inibisce la comparsa del linguaggio verbale, ma la sostiene, la incoraggia, spesso è l’unico mezzo a renderla possibile. Lo abbiamo toccato con mano raccogliendo gli atti comunicativi spontanei con la GRASC: bambini scarsamente verbali, pur avendo a disposizione le foto di tutto il materiale, utilizzano in percentuali molto alte il linguaggio verbale, più immediato, economico, che probabilmente costituisce la forma maggiormente stimolata dal contesto, familiare e non.

Ancor più sorprendente è il confronto tra due campioni di comunicazione dello stesso bambino, raccolti a distanza di un anno: le percentuali della forma verbale crescono avvicinandosi anche all’80% in più di un caso.

Parliamo di bambini che hanno avuto accesso al canale verbale molto tardi, per i quali purtroppo, nonostante questa preferenza per il verbale, rimane il problema dell’intelligibilità, aggravato dalle difficoltà che riguardano la prosodia.

Alcuni programmi di Comunicazione Aumentativa Alternativa, una volta che il bambino ha imparato a esprimere una richiesta indicando o consegnando una carta (ad esempio acqua), prevedono la combinazione di due carte, spesso introducendo un verbo (ad esempio voglio acqua). Questa espansione non migliora di molto la funzione e l’efficacia dell’atto comunicativo; tuttavia, costituendo il linguaggio visivo un grosso supporto per quello verbale, se il bambino scarsamente intelligibile aggiunge il voglio alla sua richiesta verbale, già poco chiara, questo aumento  potrebbe costituire un ostacolo all’efficacia comunicativa del suo atto, proprio perché potrebbe peggiorarne l’intelligibilità.

Questa riflessione, nata da una recente suggestione, ci suggerisce un approfondimento su questo tema: chi lavora con la comunicazione alternativa aumentativa nell’autismo, solitamente l’educatore, lo psicomotricista o lo psicologo, nel momento in cui emerge il linguaggio verbale e viene preferito ad altre forme espressive, manca di una competenza specifica che la figura del logopedista può e dovrebbe  portare all’équipe che opera scelte importanti per il bambino.

Ci piacerebbe sapere cosa ne pensate!


Logopedisti al FORUM

Dobbiamo dire la verità, non siamo navigatrici incallite! Ma qualche sera capita anche a noi di imbatterci in qualche forum di discussione tra logopedisti,  studenti, psicologi, foniatri e genitori. Ad un paio di questi ci siamo anche iscritte, perché la tentazione di “dire la nostra” sui temi a noi cari ci è venuta, eccome!

Navigare in queste acque è assai curioso: si trova di tutto!  Quesiti posti da colleghi che forniscono pochi dati sul caso e richiedono risposte infinite con un numero limitato di battute; vetrine in cui annunciare le proprie pubblicazioni; pareri, più o meno interessanti, di una certa logopa77, logoma82, logo-dj, pinguina95 (i nome sono di pura fantasia!)… ma chi sono, da quanto lavorano e di che cosa si occupano? Per vedere il loro profilo ti devi quasi sempre registrare! Abbiamo trovato addirittura tentativi di evitare l’acquisto di test pubblicati, attraverso richieste di scambio tra colleghi di formati digitali … Poi c’è anche chi si indigna, chi ci crede, chi vuole mettere, con considerazioni sensate, un po’ di chiarezza alla confusione generata involontariamente da alcune discussioni (talvolta con il genitore di mezzo, che chiedeva solo un logopedista in zona per il figlio!).

Noi logopedisti, in questi ultimi vent’anni abbiamo fatto tanta strada: ci chiamavamo ortofonisti, facevamo la scuola di audiometristi, non eravamo laureati, non avevamo prospettive realistiche di riforma degli ordini delle professioni sanitarie (approvata il 28 settembre scorso alla Camera, ora al Senato). Adesso che ci stiamo appropriando e stiamo prendendo coscienza della nostra professione, orgogliosi e propositivi come non mai, assistere impotenti a certi teatrini svilisce la nostra professionalità e l’idea del logopedista che vorremmo far conoscere. Grazie comunque a tutti i colleghi che portano un po’ di luce, con i loro contributi alle discussioni e nei loro blog!

Speriamo che il prossimo appuntamento di Milano, il X Convegno Nazionale FLI (Federazione Logopedisti Italiani), al quale anche noi porteremo un piccolo contributo, sia l’occasione di crescere ancora una volta come professionisti della logopedia.


DSA – Un ausilio… fatto in casa

Anche se i bambini autistici sono di gran lunga i più numerosi nel nostro studio, vediamo anche molti bambini con DSA che incontriamo, con maggiore o minore assiduità, fino alle scuole medie e alle superiori. Quando – e se – riescono a migliorare le loro prestazioni di letto/scrittura e calcolo dovrebbero stare tranquilli, invece spesso continuano ad avere problemi a scuola per la difficoltà di memorizzare tassonomie complesse.
Forse il primo ambito in cui incontrano questo ostacolo è l’analisi grammaticale, che cominciano ad affrontare fino dalle elementari. Prendendo spunto da uno schema fatto da un maestro per un bambino di quarta, abbiamo pensato di tradurlo in fogli di lavoro excell di cui alleghiamo un ‘assaggio’.
Il file va usato e poi salvato di volta in volta con un nome diverso. La struttura è abbastanza semplice: nel primo foglio va riportata la frase da analizzare, una parola per riga e il bambino deve solo selezionare la parte del discorso relativa(nome, articolo , verbo, ecc) inserendo una X. Nel primo foglio c’è anche un riquadro che riporta il conteggio delle crocette, per essere sicuri che non sia stata dimenticata nessuna parola.
A questo punto può spostarsi nella pagina specifica (es. nome) dove la parola viene riportata nella prima colonna, mentre le altre colonne riportano tutte le caratteristiche che può presentare quella parte del discorso (per il nome, ad esempio se è proprio o comune, se è semplice o composto, il genere, il numero, ecc). Il bambino dovrà solo mettere una X nel riquadro corrispondente, senza essere obbligato a memorizzare tutti i termini.
Si tratta di un sistema molto semplice, che però non prevede la stampa, cioè il maestro/professore dovrà verificare a PC la correttezza delle risposte. Sappiamo che molti insegnanti non sono particolarmente portati per l’informatica, ma se già qualcuno adottasse questo sistema – o simili – si risparmierebbero molti mal di pancia ai bambini con DSA.
Se la proposta vi è piaciuta, fatevi vivi con un commento o una mail e vi mandiamo via mail la versione completa. Ovviamente ogni correzione / suggerimento / abbellimento è senz’altro gradito.
primo schema analisi grammaticale