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Consigli di lettura: L’apprendimento nell’Autismo

Proprio pochi giorni fa, con l’inizio del nuovo anno scolastico, avevamo rivolto i nostri pensieri agli insegnanti dei nostri bambini, affinché potessero avviare il nuovo anno riscoprendo la passione per il proprio lavoro, ma anche la responsabilità del proprio ruolo e con essa il bisogno e il desiderio di informarsi e formarsi.

Giunge dunque nel momento giusto la nuova pubblicazione “L’apprendimento nell’Autismo. Dalle nuove conoscenze scientifiche alle strategie di intervento” di Giacomo Vivanti, scritta con Erica Salomone e edita da Erickson nella collana le Guide.cop_l-apprendimento-nell-autismo_590-1169-9

Dopo un’introduzione molto chiara sull’apprendimento nello sviluppo tipico, il manuale offre una panoramica aggiornata sugli studi e le ricerche sui vari ambiti di compromissione nell’autismo (comunicazione e reciprocità sociale; stai mentali e emozioni; stile cognitivo e sensoriali ecc.).

La carrellata offre una lettura molto chiara ed efficace dell’autismo come un disturbo dello sviluppo caratterizzato da uno stile cognitivo e di funzionamento differente. In quest’ottica anche l’apprendimento si deve strutturare in modalità e su fondamenta differenti con strategie e strumenti adeguati e personalizzati.

I bambini con Autismo possono imparare, eccome! Sta a noi fare quel passo in più verso di loro, quella conoscenza del loro funzionamento che ci dia la chiave per trovare i modi e gli strumenti giusti.

Una bella sfida quella degli insegnanti, ma anche di tutti noi operatori: quella di “informarci continuamente su nuovi dati e nuove ipotesi, di mettere da parte quello che davamo per assodato…” perché “più conoscenze abbiamo sull’autismo, più saremo in grado di costruire e affinare strategie educative cucite su misura”.

Ancora una volta buon lavoro e buona lettura tutti.

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DSA – Un ausilio… fatto in casa

Anche se i bambini autistici sono di gran lunga i più numerosi nel nostro studio, vediamo anche molti bambini con DSA che incontriamo, con maggiore o minore assiduità, fino alle scuole medie e alle superiori. Quando – e se – riescono a migliorare le loro prestazioni di letto/scrittura e calcolo dovrebbero stare tranquilli, invece spesso continuano ad avere problemi a scuola per la difficoltà di memorizzare tassonomie complesse.
Forse il primo ambito in cui incontrano questo ostacolo è l’analisi grammaticale, che cominciano ad affrontare fino dalle elementari. Prendendo spunto da uno schema fatto da un maestro per un bambino di quarta, abbiamo pensato di tradurlo in fogli di lavoro excell di cui alleghiamo un ‘assaggio’.
Il file va usato e poi salvato di volta in volta con un nome diverso. La struttura è abbastanza semplice: nel primo foglio va riportata la frase da analizzare, una parola per riga e il bambino deve solo selezionare la parte del discorso relativa(nome, articolo , verbo, ecc) inserendo una X. Nel primo foglio c’è anche un riquadro che riporta il conteggio delle crocette, per essere sicuri che non sia stata dimenticata nessuna parola.
A questo punto può spostarsi nella pagina specifica (es. nome) dove la parola viene riportata nella prima colonna, mentre le altre colonne riportano tutte le caratteristiche che può presentare quella parte del discorso (per il nome, ad esempio se è proprio o comune, se è semplice o composto, il genere, il numero, ecc). Il bambino dovrà solo mettere una X nel riquadro corrispondente, senza essere obbligato a memorizzare tutti i termini.
Si tratta di un sistema molto semplice, che però non prevede la stampa, cioè il maestro/professore dovrà verificare a PC la correttezza delle risposte. Sappiamo che molti insegnanti non sono particolarmente portati per l’informatica, ma se già qualcuno adottasse questo sistema – o simili – si risparmierebbero molti mal di pancia ai bambini con DSA.
Se la proposta vi è piaciuta, fatevi vivi con un commento o una mail e vi mandiamo via mail la versione completa. Ovviamente ogni correzione / suggerimento / abbellimento è senz’altro gradito.
primo schema analisi grammaticale


Tecnologia…a piccoli sorsi

Crediamo nell’utilizzo del computer nella terapia con bambini autistici. Crediamo alle ricerche che dimostrano l’efficacia di questo strumento e i suoi pregi in quanto mezzo motivante e facilitante, poiché sfrutta il canale visivo e distacca l’attenzione del bambino dalla relazione duale e diretta con il terapista. Abbiamo visto bambini assolutamente non in grado di imitarci nelle prassie eseguirle con facilità di fronte ad una presentazione di Power Point costruita con foto di altri bambini impegnati negli stessi esercizi. Oppure bambini con scarsissima intenzionalità comunicativa entusiasmarsi e guidarci con tante richieste in giochi divertenti. O ancora bambini che non raccontano cosa hanno mangiato a scuola, raccontare che “Tom prende Jerry con la trappola e il formaggio”.

Il computer è sicuramente una risorsa e come tale la sfruttiamo nel nostro lavoro (abbiamo molto materiale e ci piacerebbe un giorno riuscire a condividerlo mediante questo canale). Ma… (ce n’è sempre uno: mannaggia!) se si utilizza il computer non si può dimenticare il nostro obiettivo di sempre: la comunicazione. Ultimamente l’utilizzo del pc con questi bambini è stato sdoganato tra terapisti, insegnanti e genitori, che arrivano in valutazione contenti perché il figlio sa già connettersi da solo in internet e guardare i cartoni preferiti sulla rete.

Quello che noi abbiamo in mente non è questo! Per noi il pc è uno strumento per incrementare la comunicazione! Non ricerchiamo l’autonomia del bambino nell’ambito informatico, ma la condivisione di momenti comunicativi! Facciamo vedere un filmato  o un gioco al bambino e vederlo ancora lui deve indicare o dirci qualcosa: deve comunicare con noi!

Molti colleghi super tecnologici utilizzano schermi touchscreen…notevole, chissà quante possibilità rispetto ai nostri arretrati schermi…ma se il bambino può  accedere a ciò che desidera con un tocco, noi a cosa serviamo? È ancora un momento comunicativo?

In conclusione: sì e ancora sì al computer, ma a piccoli sorsi e con le dovute precauzioni: la presenza di un mediatore che diventi il vero interlocutore (non il pc) e un adeguato addestramento del bambino! Insegnargli a stare a computer con noi e utilizzarlo in maniera comunicativa è molto più laborioso che lasciarli imparare da soli, ma è sicuramente più soddisfacente!

E voi che ne pensate? Utilizzate il pc con i vostri bambini?

Ecco un esempio di come, anche con il PC, si possa lavorare sull’indicare per scegliere o sulla denominazione:

Esempio di animazione