Consigli di lettura: L’apprendimento nell’Autismo

Proprio pochi giorni fa, con l’inizio del nuovo anno scolastico, avevamo rivolto i nostri pensieri agli insegnanti dei nostri bambini, affinché potessero avviare il nuovo anno riscoprendo la passione per il proprio lavoro, ma anche la responsabilità del proprio ruolo e con essa il bisogno e il desiderio di informarsi e formarsi.

Giunge dunque nel momento giusto la nuova pubblicazione “L’apprendimento nell’Autismo. Dalle nuove conoscenze scientifiche alle strategie di intervento” di Giacomo Vivanti, scritta con Erica Salomone e edita da Erickson nella collana le Guide.cop_l-apprendimento-nell-autismo_590-1169-9

Dopo un’introduzione molto chiara sull’apprendimento nello sviluppo tipico, il manuale offre una panoramica aggiornata sugli studi e le ricerche sui vari ambiti di compromissione nell’autismo (comunicazione e reciprocità sociale; stai mentali e emozioni; stile cognitivo e sensoriali ecc.).

La carrellata offre una lettura molto chiara ed efficace dell’autismo come un disturbo dello sviluppo caratterizzato da uno stile cognitivo e di funzionamento differente. In quest’ottica anche l’apprendimento si deve strutturare in modalità e su fondamenta differenti con strategie e strumenti adeguati e personalizzati.

I bambini con Autismo possono imparare, eccome! Sta a noi fare quel passo in più verso di loro, quella conoscenza del loro funzionamento che ci dia la chiave per trovare i modi e gli strumenti giusti.

Una bella sfida quella degli insegnanti, ma anche di tutti noi operatori: quella di “informarci continuamente su nuovi dati e nuove ipotesi, di mettere da parte quello che davamo per assodato…” perché “più conoscenze abbiamo sull’autismo, più saremo in grado di costruire e affinare strategie educative cucite su misura”.

Ancora una volta buon lavoro e buona lettura tutti.


Buon Anno!

Un’altra estate è volata, è di nuovo settembre ed è tempo di ripartire.
Stiamo rivedendo in questi giorni i nostri bambini, che riprendono i loro impegni con un velo di malinconia, ma anche rassicurati dal ritrovare la routine dell’anno scolastico.
Come sempre rivolgiamo a loro i nostri pensieri e i nostri auguri, perché possa essere un anno di SIGNIFICATO, un anno ricco di esperienze, insegnamenti e momenti importanti…
Un anno in cui possano sentirsi più compresi, più accolti, più rispettati nei loro differenti modi di vedere e sentire. Un anno in cui questa diversità sia sperimentata come la ricchezza che davvero è.
Buon anno anche a tutti i genitori, che con grande emozione stanno vivendo la ripresa delle attività dei figli. Vediamo nei loro occhi grandi speranze e un po’ di paura. Auguriamo loro di vivere serenamente questo nuovo anno, sicure che i bambini sapranno sorprenderli con le loro piccole grandi conquiste quotidiane.
Buon anno a tutti i colleghi logopedisti, neuropsicomotricisti, educatori… possa essere un anno di crescita professionale e personale. Un anno di nuove scoperte e di studio. Un anno ricco di domande (magari anche di qualche risposta!), di scambio e di nuove esperienze motivanti. Le nostre professioni sono impegnative, ma davvero arricchenti. Non perdiamo questa consapevolezza.

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A differenza degli altri anni  vogliamo rivolgere un augurio particolare ad un’altra categoria, quella degli insegnanti, chiamati ad un compito importante e delicato, che devono svolgere nelle condizioni spesso sfavorevoli che ben conosciamo.
A loro auguriamo di continuare a trovare in quello che fanno la motivazione per rispondere ai bisogni di tutti i bambini, sicure che proprio da loro verranno largamente ripagati.
Auguriamo di sperimentare quotidianamente l’amore per il loro bellissimo lavoro e che questo possa portarli a non smettere di farsi domande e di voler capire più fondo le risorse e le strategie da mettere in gioco.
Auguriamo loro di mantenere la piena consapevolezza di quanto prezioso sia il loro ruolo, chiamati come sono a supportare e talvolta spronare la famiglia in ambiti delicati.
Auguriamo loro di avere i tempi, le risorse e le possibilità di poter formarsi proprio a questo compito , in modo da poter cogliere quei segnali di allarme così utili per aiutare i bambini il più precocemente possibile.
Ci auguriamo di poter essere sempre più alleati e di non sentire più racconti di famiglie fermate proprio da chi dovrebbe supportarli nel difficile percorso verso una valutazione, con affermazioni legate alla presunta “pigrizia” dei bambini o al linguaggio che potrebbe anche “sbloccarsi”.
Speriamo davvero che il nuovo anno porti a tutti più consapevolezza delle proprie responsabilità e con essa le risorse e le possibilità di rispondervi al meglio.
Buon anno a tutti!

Tornando da Bergamo con il GPS – Tony Atwood al convegno di Zefiro Autismo

Ieri, 18 Maggio, abbiamo partecipato al convegno “I disturbi dello Spettro Autistico. Gestione delle emozioni e dei comportamenti problematici”, organizzato dalla Coop. Sociale Zefiro Onlus con il patrocinio dell’Università degli Studi di Bergamo e tenutosi nella stupenda cornice dell’Ex Chiesa di Sant Agostino di Città Alta.

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La giornata ha visto impegnato come unico relatore il prof. Tony Atwood, psicologo clinico e docente presso la Griffith University nel Queensland (Australia) oltre che senior consultant presso la Clinica Minds and Hearts a Brisbane, che da più di quarant’anni si occupa di Sindrome di Asperger e Autismo.

La grande competenza e il carisma di Atwood hanno reso straordinariamente appassionanti e fruibili le sette ore di lezione in lingua, facendo passare davvero velocemente il tempo a disposizione. Scorrendo le pagine d’appunti risulta però evidente la grande quantità di argomenti affrontati e la loro intensità, tanto da renderne difficile una sintesi esaustiva.

Si è parlato Di Autismo ad Alto Funzionamento e di criteri diagnostici, ma con l’idea, sempre più condivisa, di avere a che fare con una diversità, un modo diverso di essere, percepire e pensare.

Si è parlato delle difficoltà di comunicazione e di socializzazione che vivono queste persone, le quali si trovano a dover imparare ad interpretare tutti quei segnali per noi così istintivi e scontati che regolano il nostro stare nel mondo e con il mondo, e di come questo esaurisca le loro energie, senza per forza portare al successo sociale. Tutto ciò genera ansia, abbassamento dell’autostima e depressione e può drammaticamente condurre queste persone a dei disturbi secondari e a situazioni di abuso e dipendenza, come testimoniato da Atwood in persona, parlando del figlio Asperger.

Si è parlato delle STRATEGIE e degli STRUMENTI con cui equipaggiare questi ragazzi, fornendo loro una cassetta degli attrezzi per gestire e riconoscere le emozioni proprie e degli altri, per abbassare i livelli d’ansia, per aumentare l’autostima, per amministrare le proprie energie (con un vero e proprio bilancio contabile dei prelievi e depositi di energia), per superare i terribili meltdown (crisi).

Interessante vedere come il percorso di insegnamento di queste tecniche e strategie sia una strada condivisa, percorrendo la quale anche noi possiamo costruire la nostra cassetta degli attrezzi.

A partire da una più profonda conoscenza del loro stile di pensiero e funzionamento è possibile abbandonare interpretazioni errate e la presunzione di chiedere loro di compiere tutto il cammino. Una maggior comprensione e un maggior rispetto ci possono portare nella prospettiva del venirsi incontro, del creare dei ponti e, a partire da questo, di interrogarci noi per primi sulle nostre risposte e sul nostro operato nei loro confronti.

Atwood ci ha aperto gli occhi su come molte nostre risposte non siano adeguate, di quanto il nostro stile comunicativo sia invadente e vada ad amplificare la fatica sociale delle persone con Asperger.

Ci ha spronati a toglierci dai panni del partner poco tollerante e stizzoso che, quando il guidatore sbaglia strada, lo inonda di commenti e giudizi ( Perché non hai girato? Perché non sei stato attento? Sbagli sempre strada?) e di diventare piuttosto un GPS, che indica e visualizza la strada e che in caso di errore semplicemente ricalcola e  visualizza la soluzione senza giudicare. Ridirezionando l’emozione.

Torniamo a casa con molti pensieri, riflessioni e domande, ma anche con tanto entusiasmo. Da oggi saremo più GPS!


È ancora il 2 aprile

Oggi e fino al prossimo 2 aprile è ancora il 2 aprile. Sono passati pochi giorni dagli eventi organizzati in occasione della IX Giornata Mondiale della Consapevolezza dell’Autismo. In questi giorni il nostro lavoro con i bambini, le scuole e le loro famiglie ci ha costantemente ricordato la necessità di essere più consapevoli ogni giorno. Dobbiamo essere più consapevoli di cosa significhi per una persona con autismo quando “il mondo è troppo”, come ci ha raccontato Simone Knowing Simon S., autore del libro “Paolo secondo me”, all’incontro organizzato dall’Università Cattolica presso il Centro Asteria. Dobbiamo essere più consapevoli delle fatiche delle famiglie che si trovano a non sapere che strada intraprendere, a che sito internet credere, in che modo comunicare con il loro bimbo per farsi capire (e penso al gruppo dei genitori presenti con le loro preoccupazioni e le tante domande all’evento organizzato dal comune di Brugherio). Qualcuno dal palco in questa giornata ha anche detto che questo è il tempo del fare, perché a pensare abbiamo già pensato tanto, e che non è più il tempo di farsi delle domande ma di dare delle risposte.
Io francamente di domande ne conservo molte. Ogni persona che incontro me ne pone di nuove. Ma le risposte che abbiamo trovato, ecco, quelle vorremmo condividerle il più possibile.
imageSabato sera, di ritorno dai vari eventi, abbiamo saputo che una delle risposte che in questi anni abbiamo trovato, l’App Immaginario, è stata presentata al Quirinale alla presenza del Presidente Mattarella. La presidente di ANGSA Veneto, Sonia Zen, ci ha regalato con grande coraggio una semplice e al tempo stesso straordinaria testimonianza: con il figlio, ha mostrato il sistema di immagini che Andrea utilizza ogni giorno, da quando si alza al mattino a quando va a dormire (e non a caso si è alzato dal suo posto per raggiungere la madre con l’iPad e Immaginario che mostrava la sua agenda della giornata). Sonia ci ha raccontato come una mattina un po’ diversa possa diventare un problema e non esserlo più, grazie al supporto delle immagini. Se non l’avete ascoltata in TV, guardatela qui. Un grazie speciale a Sonia e a tutti i genitori che ci insegnano molto dei loro figli! Che i ragazzi, i bambini e le loro famiglie rimangano sempre i veri protagonisti di questi eventi e che noi professionisti, che siamo quasi sempre “sul palco” al posto loro, ci facciamo piccoli piccoli, ogni giorno più consapevoli della loro sofferenza e del loro straordinario coraggio. Maria


Un’occasione preziosa

Mancano pochissimi giorni al corso “I DISTURBI DELLO SPETTRO AUTISTICO: METODI DI VALUTAZIONE E PRESA IN CARICO LOGOPEDICA”, organizzato da Fli Lombardia presso l’A.O di Desio e Vimercate. Si terrà il prossimo giovedì e venerdì, 15 e 16 Ottobre 2015, nella sede di Giussano (MB).FLI-Lombardia

 

Quando abbiamo iniziato a lavorare con i bambini con Disturbi dello Spettro Autistico parlare di logopedia nell’Autismo era una scommessa. Era difficile seguire una formazione specifica ed era difficile fare rete con le colleghe che nel resto d’Italia avevano accettato la stessa sfida.

Per non parlare della difficoltà di essere credibili agli occhi degli altri professionisti che si occupavano di Autismo  e che, un po’ per consuetudine, un po’ per poca conoscenza della nostra professione, sentivano di aver già gli strumenti per lavorare su comunicazione e linguaggio con questi bambini.

Ora i tempi sono cambiati: di Autismo se ne sa un po’ di più (mai a sufficienza) e anche di linguaggio e comunicazione. Gli approcci educativi e cognitivi hanno necessità di essere affiancati da un rigore maggiore e da approcci neuropsicologici. La specificità del logopedista e la sua conoscenza delle funzioni linguistiche viene rivalutata.

Sempre più colleghe sentono il bisogno di formarsi e prepararsi per lavorare con questi bambini.

Nella realtà tuttavia c’è ancora molta strada da fare: le linee guida dell ISS non prevedono la logopedia tra i trattamenti cardine in questi quadri e ancora molti grandi centri non hanno un logopedista all’interno della loro équipe. È ancora molto difficile fare rete tra chi si occupa di Autismo.

Per questo l’invito di FLI Lombardia ci emoziona: crediamo fortemente nel ruolo della Federazione nella definizione e nella promozione del nostro ruolo all’interno delle équipe che si occupano di Disturbi dello Spettro Autistico e riteniamo che questo corso sia un’occasione importante per iniziare a smuovere “il sistema”.

Non abbiamo la presunzione di portare la giusta visione del ruolo del logopedista, ma crediamo di portare UNA visione, maturata in diversi anni di esperienza. Ci emoziona l’idea di poterla condividere con i tanti iscritti e magari scoprirne di differenti.

Non da ultimo siamo anche contente di  condividere la conduzione del corso con il Dott. Andrea Marini, neurolinguista, che sappiamo riconoscere nella nostra figura professionale la specificità dovuta. Siamo  sicure che avremo molto da imparare e ringraziamo FLI Lombardia per questa occasione


Ai nostri bambini acchiappafarfalle…

La grande fabbrica delle parole, Agnès de Lastrade e Valeria Docampo, ed. Terre di mezzo

C’è uno strano paese in cui le parole non si imparano, ma si scelgono, si comprano e si ingoiano. Si trovano nei negozi, raggruppate per categorie e significati: parole estive, discorsi, parolacce, modi di dire per ogni occasione…

Hanno un costo: chi è più ricco ne ha di più, ma non vuol dire che le usi meglio. A volte anche parole semplici e della quotidianità (ciliegia, polvere, seggiola) possono materializzare relazioni e sono come gemme preziose. Quelle meno interessanti si possono trovare nei cassonetti della spazzatura e a volte volteggiano nell’aria, così i bambini possono precipitarsi fuori con i loro retini acchiappafarfalle.
Questa storia la leggiamo in un libro edito da Terre di mezzo, “La grande fabbrica delle parole” di Agnès de Lestrade e Valeria Docampo, scoperto grazie all’intensa recensione di Suster. In questo strano paese ritroviamo molto del nostro “costruire” quotidiano. Perché a volte ci sentiamo davvero così: operai di parole. Quando il linguaggio non sembra per nulla un “istinto” (come Steven Pinker ci ha insegnato) e le parole hanno un costo e vanno ingoiate, diventano un tesoro prezioso da regalare.
A tutti i nostri acchiappafarfalle a cui cerchiamo di regalare retini sempre più robusti, auguriamo (un po’ in ritardo) un anno ricco di nuove “parole”.
Leggetelo, se vi capita!
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La grande fabbrica delle parole, Agnès de Lastrade e Valeria Docampo, ed. Terre di mezzo


Troppo presto…troppo tardi (leggende logopediche metropolitane)

Una domanda che ci viene frequentemente posta durante i nostri corsi è a che età avviano la logopedia i bambini che seguiamo. È così evidente che il lavoro sulla comunicazione e sul linguaggio dovrebbe iniziare il più precocemente possibile; questo ovviamente non significa dover mettere il bambino a tavolino, ma adattarsi e lavorare sulle abilità comunicative e linguistiche in modo motivante, coinvolgente e adeguato all’età.

Quando questa domanda ci viene posta, purtroppo la risposta non è quella che vorremmo dare. La realtà è che i bambini arrivano da noi mediamente dopo i 5 anni, soprattutto quando siamo nell’ambito dei Disturbi dello Spettro Autistico,

5 anni sono proprio tanti! Eppure per tutti questi anni i bambini sono stati esposti alla comunicazione e al linguaggio, magari senza avere la possibilità di capire e di dare significato a questi preziosi scambi. E quante occasioni perse per imparare ad essere dei comunicatori più efficaci… quanta frustrazione!

4950117113_21c80ba6d8_bA questo proposito tutti gli specialisti coinvolti dovrebbero condurre una seria riflessione: i medici (i pediatri, per i quali è sempre troppo  presto, i foniatri, i neurospichiatri…) che dopo aver diagnosticato un disturbo del linguaggio o della comunicazione, inviano i bambini alla psicomotricità; gli psicomotricisti che non chiedono il supporto di specialisti del linguaggio e della comunicazione; e infine noi logopedisti, che nel corso del tempo abbiamo contribuito significativamente a creare “La leggenda dei bambini non ancora pronti per la logopedia”.

Proprio di questa leggenda ci parla la Dott.ssa Silvia Magnani, in questo interessante articolo.

Vi invitiamo a leggerlo. Invitiamo tutti i colleghi ad una seria riflessione.

Ci auguriamo, nel giro di pochi anni, di poter cambiare la nostra risposta.