“Continuate a fare domande”

ImmagineCosì al X Congresso FLI, del marzo scorso, Adriana De Filippis ci spronava, con l’energia di sempre, a non smettere mai di chiedere spiegazioni, di fare domande, anche banali all’apparenza. Davvero noi non ne abbiamo la minima intenzione e continuiamo a farne e a farcene un sacco di queste benedette domande! Grazie anche a chi continua a voler condividere con noi le sue preziose riflessioni (i nostri maestri!). Proprio settimana scorsa abbiamo ricevuto questo commento, che abbiamo preferito pubblicare come nuovo post.

Comunicazione: forma e contenuto, entrambi molto diversi per le persone con autismo; nè parlano nè pensano come noi, dimenticarsene è un grave errore! La forma (anche se adatta) senza contenuto appropriato (per chi????) è vuota, inutile e persino fastidiosa (per favore stai zitto!) Il contenuto, anche se appropriato per loro, senza la forma appropriata non viene comunicato, non passa! I logopedisti che si occupano di bambini-persone con autismo, dovrebbero essere esperti sia di contenuti che di forme appropriati per le persone con autismo e cercare strategie possibili perchè la comunicazione avvenga, accada. Purtroppo ci si dimentica spesso che i loro contenuti in genere non corrispondono per niente a quelli che noi vorremmo e allora come ci può essere comunicazione? In più le loro forme sembra siano molto lontane da quelle che noi privilegiamo, in particolare il linguaggio verbale che è solo una delle tante forme e per loro certamente la meno efficace e la più difficile. Riuscire a trovare una forma, un po’ come quella di Dario Fo che accomuna forme diverse ma tutte finalizzate alla massima comprensione per la persona e la massima espressione dei suoi contenuti, è davvero un’impresa ciclopica. Hanno forse bisogno di una “lingua” tutta loro! Inoltre c’è un ostacolo quasi insormontabile per voi che è dato dal fatto che non potete osservare la comunicazione nel contesto dove essa avviene (casa e scuola) e questo è davvero un grosso handicap. Il discorso si fa lungo ma se non ci si mette davvero nei loro panni e nel loro contesto, mi sembra molto difficile venirne a capo. Figuriamoci poi quando il logopedista non ha minimamente idea di cosa sia l’autismo…

Antonio Rotundo

Grazie Antonio!

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