Educare a “parlare”: logopedisti ed educatori per l’autismo

IMG_1430Era la fine degli anni ’90. A Milano la logopedia era un mondo lontano dalla presa in carico di quello che oggi chiamiamo disturbo dello spettro autistico. L’università, frequentata solo pochi anni prima, aveva risolto la questione nei primi 10 minuti di una lezione in cui l’autismo era stato descritto come una patologia di competenza di psichiatri e psicologi.
Finché, pochi anni più tardi, pochi neuropsichiatri e psicoterapeuti, disperati o temerari, hanno iniziato i primi invii alla logopedia, a partire da una considerazione sbagliata e diffusa, “ormai manca solo la parola”, oppure, ancor più scontata, “le abbiamo provate tutte, proviamo anche questa”.
Ma come si faceva? Come era possibile per logopedisti alle prime armi agganciare e motivare un bambino “non collaborante” con i poveri e tradizionali strumenti di cui disponevamo allora (e che a ripensarci avrebbero portato a noia qualunque bambino) e nessuna competenza né informazioni corrette sull’argomento?
Che cosa si erano inventati gli educatori per tenere occupato un bambino con quelle caratteristiche per 45′ minuti, magari per un PEP intero? Che cosa avevano architettato perché lui non girasse per la stanza senza una meta e senza una fine in tondo su se stesso? Qual era il segreto?
In questi vent’anni abbiamo ricevuto molto dalla collaborazione con quegli educatori esperti, testardi ed appassionati: dai rudimenti sulle strategie comportamentali alle prime forme di comunicazione visiva applicata all’autismo, e, soprattutto, l’intervento per la promozione dei correlati comportamentali dell’intersoggettività, proposto da Enrico Micheli come arricchimento fondamentale al programma TEACCH da cui sono nati i primi trattamenti psicoeducativi per l’autismo in Italia. E soprattutto il grande insegnamento di quel periodo è stato il presupposto che il bambino con autismo non comunicasse non perché non volesse ma in quanto incapace di farlo.
Oggi condividiamo con gli educatori gran parte della nostra attività clinica: come nei nostri primi anni di esperienza all’ospedale San Paolo, continuiamo a lavorare fianco a fianco con loro nel lavoro quotidiano al Dosso Verde di Milano e al Poliambulatorio Domino. Questa collaborazione ci arricchisce di esperienze e nuove competenze, ci permette di conoscere le problematiche della quotidianità nei contesti di vita, consente di condividere le criticità e i successi, per trovare strategie più efficaci o estenderle ad altri ambienti.

IMG_1431Domani a Monza inaugureremo una nuova realtà, un’altra esperienza con la cooperativa Fabula, con cui dal 2014 collaboriamo a Domino, su un nuovo territorio. Crediamo che l’intervento logopedico nell’autismo trovi la sua più ampia espressione in una presa in carico che preveda anche l’affiancamento al trattamento psico-educativo.
Buona partenza!

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